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L’ecologia deve essere
(anche) punitiva

 

Philippe Vollot

predicatore laico nella Chiesa Protestante Unita e, dal 2015,
impiegato in pensione del Ministero del’Interno,
conserva molte responsabilità sindacali all’interno di questa istituzione
(nell’ambito delle prefetture e della Polizia Nazionale),
ed è in contatto con la Lega dei Diritti dell’Uomo e il Sindacato della Magistratura

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

24 dicembre 2019

Nell’aprile 2014, per giustificare l’abolizione della tassa sugli imballaggi, la ministra dell’ecologia dichiarò: “L’ecologia non deve essere punitiva”. È una frase apparentemente di buon senso, che però troviamo costantemente sulla bocca di coloro che si rifiutano di limitare l’inquinamento attuale nel nome del loro stile di vita e del potere d’acquisto; in particolare, la pronunciano i responsabili politici impazienti di giustificare la loro rinuncia ad agire.

Quell’affermazione contraddice, per prima cosa, il principio “chi inquina, paga”, contenuto nel Codice dell’Ambiente, ma soprattutto rinfocola l’illusione secondo cui i buoni consigli bastano a preservare l’ambiente. Non è vero: basta constatare il peso sempre crescente delle automobili, degli imballaggi, delle navi da crociera, degli aerei. Abbiamo ancora il tempo per sopportare la lentezza dei buoni consigli? È urgente allineare la tassa sul gasolio su quella della benzina, per i privati, i camionisti e le navi da crociera, e di tassare il kerosene.

Certo, alzare le tasse sui carburanti ha un impatto soprattutto su chi di soldi ne ha meno, e su chi deve usare obbligatoriamente l’automobile. Ma chi brucia benzina o gasolio inquina l’atmosfera, emette gas a effetto serra, esaurisce le energie fossili. Quanto ai problemi sociali e dei trasporti, devono essere risolti attraverso una fiscalità più redistributiva, e attraverso lo sviluppo dei trasporti in comune. La giustizia sociale cancellerà le “punizioni” troppo ingiuste, un’esigenza che sicuramente raffredderà gli spiriti di molti “decisori”.

Fin dal 1983 il Consiglio Ecumenico delle Chiese è stato all’avanguardia nell’esprimere la preoccupazione di salvaguardare la Creazione, un obiettivo che non si ottiene soltanto a furia di raccomandazioni, ma anche con misure finanziarie restrittive, percepite come “punitive” ma controbilanciate da una giustizia sociale a misura d’uomo: è il dovere di una società libera e responsabile.



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