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“Ero straniero e mi avete accolto”

Matteo 25:35

 

 

Di Adrien Sekali

predicatore laico, ex presidente della Missione Popolare Evangelica Maison Verte di Parigi
e coordinatore degli aiuti ai rifugiati siriani e iraqeni.

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

20 ottobre 2018

Ogni anno migliaia di migranti trovano la morte nel tentativo di fuggire la guerra e la repressione. Qual è il posto della Chiesa di fronte a questa catastrofe umanitaria? Adrien Sekali ci presenta le iniziative della Federazione Protestante di Francia (FPF) ad opera di laici e pastori.

Spesso le immagini ci interpellano: il bambino siriano morto e arenato su una spiaggia turca, o anche i reportages: gli schiavi africani in Libia che fuggono per mare su imbarcazioni di fortuna. Il Mediterraneo è divenuto un cimitero. Cosa si pone alla nostra coscienza? Che dobbiamo fare? Quali azioni intraprendere, a breve e a lungo termine? Le opinioni si dividono tra desiderio di sicurezza e slanci umanitari. Quale politica intraprendere di fronte agli stranieri? Qual è il posto della Chiesa in questo dibattito?

Dietro alla parola “straniero” si trovano le persone entrate in Europa, in maniera ufficiale o meno, i richiedenti asilo e quelli che hanno attraversato le frontiere irregolarmente. Entrambi i gruppi hanno il diritto di chiedere asilo.

Secondo la Bibbia e le tradizioni del Medio Oriente, è dovuta protezione a chi è in pericolo, perché la vita è preziosa; chi viene a lavorare e vivere in un paese è accolto e può prendere parte alla vita politica, come Giuseppe in Egitto. Secondo la Bibbia siamo responsabili di fronte allo straniero: “Ero straniero e mi avete accolto” (Matteo 25:35), e più oltre, il testo termina con “Amen, vi dico: ogni volta che l’avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me”.

In questi ultimi anni, lo Stato [francese] ha aumentato i posti a loro destinati per accoglierli, fino a raggiungere gli 80.000, in maggioranza creati al di fuori delle nostre periferie. Si è imposta una logica securitario-economica. La liquefazione della società (cfr. Zygmunt Bauman) porta con sé un ulteriore complicarsi di percorsi già caotici. Dobbiamo difendere i nostri valori di equità e fraternità.

La Chiesa cattolica e quella protestante stanno assolvendo al loro ruolo, prendendo una posizione ferma a favore dei rifugiati. Nel 2017 ha visto la luce un corridoio umanitario, grazie all’accordo tra lo Stato e diverse associazioni: la Federazione del Volontariato Protestante, Sant’Egidio… un accordo che arriva sei anni dopo l’invasione dell’Iraq e della Siria da parte dei terroristi dello Stato Islamico. A partire dal 2011, la guerra ha provocato la fuga di circa 10 milioni di Siriani e Iraqeni.

Nel frattempo, alcune azioni sono state intraprese in favore degli stranieri. Dopo l’appello della FPF per accogliere i rifugiati, alcune famiglie hanno messo a disposizione 500 posti in tutta la Francia. Altre iniziative, come il Collettivo di Batignolles, sostenuto dal mensile Évangile et Liberté, ha inoltrato le richieste di visto per più di 700 persone presso i consolati di Beirut, Erbil, Amman, Istanbul e Ankara. Questa iniziativa mirava a convincere i rifugiati a essere in regola: invece di attraversare il mare, erano aiutati a richiedere il visto. La maggior parte di queste domande sono state accolte. Le associazioni di accoglienza con le quali abbiamo lavorato hanno fatto un ottimo lavoro, dal lato amministrativo e da quello umano. Atei, protestanti, cattolici e musulmani hanno lavorato insieme senza problemi. Il nostro obiettivo era creare legami di fraternità tra chi accoglieva e chi era accolto.

La Chiesa deve vigilare sempre di fronte alla lentezza degli apparati burocratici e alle politiche europee. La Chiesa può agire più rapidamente dello Stato e deve interrogare quest’ultimo sulla nuova legge sugli stranieri, più severa, varata nel marzo scorso; tra le misure repressive, da segnalare l’aumento della durata massima della detenzione amministrativa per chi si trova in situazione irregolare.

Nella loro storia i protestanti hanno vissuto ciò che gli stranieri stanno vivendo oggi. Continuiamo a protestare e a testimoniare: ci assumeremo insieme le nostre responsabilità.


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