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Le grandi parole della teologia : diacronia

 

Dany Nocquet

Dany Noquet, nato nel Poitou, insegna Antico Testamento all’Istituto Protestante di Teologia,
Facoltà di Montpellier.

 

 


Traduzione di Giacomo Tessaro


18 maggio 2019

La teologia, come ogni disciplina, è una ricerca permanente, per questo ha bisogno di costruire un suo vocabolario, che evochi le idee che essa va elaborando. Ma, come in tutti i linguaggi specialistici, le sue parole divengono a volte inaccessibili. In questa serie vogliamo rendere più semplici delle parole che in realtà non lo sono. La teologia è alla portata di tutte e tutti!

 

Cos’è l’analisi diacronica di un testo biblico?

Tra gli strumenti di lettura della Bibbia l’approccio diacronico (chiamato anche “storico” o “redazionale”) legge il testo come un “documento” e pone i vari passi in un determinato contesto storico, ritenuto probabile in funzione di indizi quali una data, il nome di un re, di una città… Per esempio, la vicenda di Giuseppe in Genesi 37-50 fa intendere che i suoi autori conoscessero bene alcuni riti egiziani: Giacobbe e Giuseppe vengono imbalsamati, una pratica sconosciuta a Canaan.

Si possono poi osservare parole o passi aggiunti a un testo, cambiamenti di stile e di vocabolario o ripetizioni sorprendenti: in Esodo 14, l’episodio dell’uscita dall’Egitto, la fine dell’armata egiziana viene narrata in due modi diversi, in origine distinti e poi cuciti assieme con cura. Infine, l’esegesi diacronica permette di comprendere il passo in questione come forma letteraria legata a un periodo storico preciso, come si vede bene nei racconti di Ester, Giuditta e Giuseppe: questo approccio permette di leggerli come prodotti degli ambienti della diaspora giudaica costituitasi dopo l’Esilio (VI secolo a.C.). Sono racconti che esprimono l’importanza delle comunità giudaiche estere per la salvezza del popolo ebraico tutto.

Con questi criteri è possibile chiarire il perché un dato testo sia stato scritto. Il racconto di Giuseppe (Genesi 37-50) offre un’immagine sorprendentemente positiva dell’Egitto come “terra di salvezza”, che contrasta con l’immagine fornita dall’Esodo. Il racconto fu verosimilmente scritto da ebrei che vivevano in Egitto e avevano un’alta stima di quella terra e della sua amministrazione. L’ambiente che ha prodotto il racconto è probabilmente quello della colonia giudaica di Elefantina, nel sud dell’Egitto, tra il V e il IV secolo a.C. L’esegesi diacronica chiarisce anche le ragioni per le quali si è voluto porre questo testo proprio prima del libro dell’Esodo: Genesi 37-50 non è solamente una preparazione alla dura situazione degli Ebrei in Egitto, ma anche un correttivo dell’immagine degli Egiziani, che offre una visione positiva degli oppressori.

 

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