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Commento biblico

Guarigioni nascoste e svelate

(Marco 5:21-43)

 

Agnès Adeline-Schaeffer

Agnès Adeline-Schaeffer è pastora della Chiesa Protestante Unita di Francia
e cappellana al carcere femminile di Versailles.


Traduzione di Giacomo Tessaro

 

 


3 giugno 2019

I passi biblici sono tratti dalla versione Nuova Riveduta.

Ecco due racconti di guarigione così strettamente uniti da formare un racconto solo: un uomo supplica Gesù perché guarisca sua figlia, e nello stesso momento anche una donna chiede il suo intervento per guarire.

È un magnifico contrasto tra Iairo, capo della sinagoga, un uomo importante e ben noto, e una donna anonima, l’emorroissa, messa al bando della società dalla legge religiosa a causa della sua malattia.

Iairo si getta ai piedi di Gesù e lo implora: “La mia bambina sta morendo. Vieni a posare le mani su di lei, affinché sia salva e viva”.

Nello stesso momento si avvicina discretamente a Gesù la donna anonima, che giunge a toccargli la veste per via della convinzione insensata che quel gesto sarà sufficiente a guarirla. Immediatamente la sua emorragia cessa: una guarigione invisibile dall’esterno, percepibile solamente dalla diretta interessata. Ma Gesù chiede: “Chi mi ha toccato le vesti?”. La donna si fa avanti, e Gesù le risponde “Figliola, la tua fede ti ha salvata; va' in pace e sii guarita dal tuo male”. Questa guarigione rallenta Gesù, infatti la situazione della figlia di Iairo si aggrava, come confermano dei funesti messaggeri: “Tua figlia è morta; perché incomodare ancora il Maestro?”.

Ma Gesù non è di questo avviso: “Non temere; soltanto continua ad aver fede!”. Gesù arriva al capezzale della ragazzina e le dice: “Talità cum! Ragazza, ti dico: àlzati!”.

Indipendentemente dal loro livello sociale, sfidando le proibizioni religiose, Iairo e l’emorroissa hanno il medesimo impulso: osare avvicinarsi a Gesù. Iairo però è invitato ad avere fiducia, mentre la donna ha una fiducia spontanea in Gesù mentre gli tocca la veste.

Iairo, dopo che Gesù è intervenuto presso sua figlia, ritrova il suo ruolo di padre; la donna ritrova invece la sua dignità e la possibilità di stringere relazioni quando Gesù la chiama “figliola”, la fa rialzare e, facendole una domanda, le riconcede la parola. La donna può finalmente spiegarsi, e se ne va in pace.

La ragazzina non si esprime, ma si alza, mangia, riprende la sua vita quotidiana.

In questo episodio troviamo tre personaggi e tre guarigioni complementari, con un punto in comune: l’incontro con Gesù. Gesù raggiunge ciascuno e ciascuna di loro nel punto in cui si trovano e, con una parola, permette loro di rompere con il passato, con una parola indirizzata personalmente a loro, che li libera e li rimette in piedi.

Raddrizzare, risvegliare, rimettere in piedi, sono tutti termini che evocano la resurrezione, perché è di questo che si tratta, in tutti i sensi del termine: non c’è solo la ragazzina che torna alla vita dalla morte, c’è anche la liberazione da legami che imprigionano, dagli sguardi del prossimo, dalle barriere sociali, la caduta dei muri di separazione imposti dall’educazione famigliare e religiosa, dalla mancanza di fiducia in se stessi, dai pregiudizi e dai tabù legati ai comportamenti maschili e femminili.Ciascuna di queste persone riceve una parola che la invita a rimettersi in marcia.

“Non temere; soltanto continua ad aver fede!” dice Gesù al disperato Iairo.

“Figliola, la tua fede ti ha salvata; va' in pace” dice intanto all’emorroissa che ha guarito.

“Ragazza, ti dico: àlzati!” dice alla ragazzina data per morta.

Quale di queste parole ci aiuterà a uscire dalla nostra personale prigione? Quale di essere riuscirà ad arrestare le nostre emorragie interne, di sangue o di solitudine? Quale di esse farà nascere in noi quello slancio di fede, quella fiducia che ci fa difetto? Si offrono a noi tre possibilità di ricevere la Parola:

- Lasciarci raggiungere, come fa Iairo, da una parola di Gesù, la quale ci autorizza a gettarci ai suoi piedi di tutto cuore; un appello ad avere fiducia al di là di ciò che speriamo e desideriamo;

- Cercare di farci largo fino ad arrivare a Gesù, come fa l’emorroissa, per poter toccare, ciascuno e ciascuna a suo modo, il lembo del suo mantello, in un gesto estremo e discreto, disperato ma anche molto convinto;

- E perché non riferire a noi stessi questa parola che Gesù rivolge alla ragazzina: “Forza, àlzati! Devi farlo, se vuoi nascere di nuovo!”.

E se la quarta guarigione fosse la nostra?





 

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