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« Date loro voi da mangiare »

(Luca 9:10-17)

 

Henri Persoz


ingegnere in pensione. Alla fine della sua carriera ha intrapreso gli studi completi di teologia che gli hanno permesso di difendere, ancora meglio di quanto già non facesse, il suo approccio molto liberale al cristianesimo.

 

Questo celeberrimo racconto, chiamato, comunemente e a torto,
“la moltiplicazione dei pani e dei pesci”,
è conosciuto da chiunque, credente o meno, ma oggi vogliamo scontrarci con la sua attualità.
Nei vangeli lo troviamo sei volte, tanto era importante per la comunità cristiana primitiva.

I passi biblici sono tratti dalla versione Nuova Riveduta


Traduzione di Giacomo Tessaro


18 aprile 2019

Tutto accade sulla riva orientale del lago di Tiberiade, all’esterno quindi dei confini tradizionali di Israele: Gesù e i suoi compagni si trovano in terra pagana.

Sono sulla spiaggia e si riposano dopo una dura giornata, ma saranno tranquilli per poco, perché subito una folla, attirata dalla loro nomea e dal loro senso di accoglienza, viene a importunarli. I discepoli sono inquieti: scende la sera, e cosa succederà a tutti questi stranieri, che non appartengono al nostro popolo e non hanno nulla da mangiare? Ne abbiamo appena appena per noi! Che importuni! La reazione viene da sé, e dicono a Gesù: rimandali a casa loro, che si arrangino, che vadano da qualche parte. Non possiamo fare nulla per loro, ne abbiamo appena appena per noi. Ma poi, perché sono venuti a importunarci? Tornino a casa loro. Vadano nei villaggi dei dintorni e si comprino loro stessi da mangiare. Sono troppo numerosi, non possiamo occuparci di loro: rimandali a casa.

Date loro voi da mangiare. Ecco la risposta di Gesù. Ma in che modo? Abbiamo solo cinque pani e due pesci. Date loro voi… E per far capire bene che tocca a loro, ai discepoli, darsi una mossa, dopo aver benedetto i pani Gesù li dà a loro perché li distribuiscano alla folla. Sono i discepoli che prima si inquietano, poi finalmente danno in abbondanza.

Ma come hanno fatto, dato che avevano solo cinque pani e due pesci per nutrire cinquemila uomini? Non lo vogliamo sapere, non è questo il problema. Il testo non ne accenna: il problema è che la gente ha fame. La verità dell’Evangelo è che bisogna partire dai bisogni degli uomini e delle donne, non da quello che abbiamo o non abbiamo.

Non considerare se stessi, ma gli altri. Date loro da mangiare, senza badare a cosa manca, a cosa resta, e dopo aver distribuito alla folla rimarranno ancora dodici ceste piene, una per ogni discepolo. Volevano mandare a casa tutti quegli stranieri, e invece sono proprio loro a offrire un paniere pieno a ciascuno.

Non sappiamo bene cosa sia successo. Il vangelo di Marco ci dice che i discepoli non hanno capito nulla della questione dei pani. Nemmeno noi capiamo bene: capiamo solamente che c’è dell’impossibile in quest’ordine di Gesù. Dar da mangiare a cinquemila uomini? No, assolutamente, vadano a mangiare da un’altra parte. La parola di Dio chiede l’impossibile, lo sappiamo bene. La Bibbia è piena di uomini e donne che realizzano l’impossibile perché l’ha chiesto Dio, perché hanno quella fede che dà la forza di osare, di slanciarsi verso l’impossibile.

Come dice Gesù nel vangelo di Marco (11:22a-23): “Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: "Togliti di là e gettati nel mare", se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto”. Certamente nessuno, nemmeno Gesù, prende questa affermazione alla lettera; essa significa che la fede ci permette di uscire dall’ambito del ragionevole e della riflessione a freddo per proiettarci verso ciò che è rischioso e imprudente, verso ciò che esce dall’ordinario, verso l’inatteso, l’avventura, ciò che è a malapena immaginabile, verso i bisogni degli uomini e delle donne.

Se non possiamo spostare in un batter di ciglia tutta la montagna, possiamo almeno spostare una pietra dopo l’altra, e ogni pietra spostata aumenta la nostra fede e ci dà la forza di andare avanti nel lavoro. Come diceva Albert Schweitzer in uno dei suoi sermoni: “L’esperienza della mia vita quotidiana mi ha insegnato questo: non sono le opere a nascere dalla fede, è la fede che nasce dalle opere”. Cinquemila uomini sono tanti, ma cominciamo a portare il pane a qualcuno di essi, e vedremo che arretreranno i limiti del possibile e la nostra fede aumenterà.




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