Protestants dans la Ville

Page d'accueil    Liens    

 

Gilles Castelnau

Images et spiritualité

Libres opinions

Spiritualité

Dialogue interreligieux

Hébreu biblique

Généalogie

 

Claudine Castelnau

Nouvelles

Articles

Émissions de radio

Généalogie

 

Libéralisme théologique

Des pasteurs

Des laïcs

 

Roger Parmentier

Articles

La Bible « actualisée »

 

Réseau libéral anglophone

Renseignements

John S. Spong

 

JULIAN MELLADO

Textos en español

Textes en français

 

Giacomo Tessaro

Testi italiani

Textes en français

Giacomo Tessaro > Testi italiani

 

 

 

Ridere della religione :

un punto di vista ebraico

 

Di Rivon Krygier

Rabbino dal 1991 della comunità massorti Adath Shalom di Parigi,
Rivon Krygier consacra buona parte delle sue ricerche e pubblicazioni alle questioni etiche e teologiche,
al dialogo interreligioso e alla lettura ebraica del Nuovo Testamento

 

 

Tratto da Évangile et Liberté, maggio 2015

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

20 settembre 2015

La libertà di culto e di religione è un diritto fondamentale degli Stati moderni, che a sua volta dà diritto al rispetto. Certi discorsi, certe proposte, certi progetti antireligiosi sfiorano talvolta l'istigazione al disprezzo e all'odio. Sono un ebreo attaccato alla mia tradizione e non accetto, per esempio, che si imbratti deliberatamente un Sefer Torah, nemmeno disegnato. Se mi sento disprezzato, ho il diritto di protestare; ma non per questo ho il diritto di esigere che il grande pubblico rispetti “religiosamente” la mia religione, di cui non condivide né le convinzioni, né i codici, né le proibizioni. Se bestemmiare è una mancanza di rispetto, cosa dire della critica caustica alla religione veicolata da certe barzellette o certe vignette, che spesso denunciano la mancanza di rispetto verso le persone o i valori fondamentali che le religioni stesse mettono in atto? Considerare ogni critica, anche di cattivo gusto, una “bestemmia”, vuol dire cadere nella paranoia: si scambiano le proprie credenze per certezze universali, si evidenzia ogni incidente e si vede la pagliuzza nell'occhio del fratello senza accorgersi della trave nel proprio (mi permetto di citare i vangeli!). Ci si sente oltraggiati all'estremo e si diventa la caricatura di ciò che per cui si era stati criticati.

Il popolo ebreo si è abituato ad assorbire la critica alla religione attraverso l'umorismo. Una barzelletta popolare racconta come, a suo figlio giovinetto a cui hanno insegnato la trinità cristiana, un padre ebreo replichi con determinazione: “Ti ho già insegnato tre cose: che c'è un solo Dio; che non esiste; che noi siamo il suo popolo!”. Una barzelletta non certo tenera verso i cristiani, che però si fa beffe prima di tutto del giudaismo, di tutta l'ambiguità in cui si impegolano non pochi ebrei quando devono rendere ragione dei loro vincoli religiosi e identitari, che non sono cosa semplice. Ridere di se stessi sdrammatizza e disinnesca la violenza e le devianze. Qui non ci stiamo chiedendo chi sia l'empio o il profanatore ma chi sia la persona religiosa, quella da cui ci aspettiamo, malgrado tutte le debolezze umane, che insegni e applichi i valori di giustizia e umanità della sua religione. Scriveva il rabbino Abraham Isaac Kook (inizio del XX secolo): “L'ateismo ha una sua legittimità, è necessario per purgare la fede delle aberrazioni che la inficiano. Questa è la vera ragione della sua esistenza. Gli autentici giusti non levano i loro lamenti contro l'iniquità ma instaurano la giustizia; non levano i loro lamenti contro l'eresia ma confortano la fede; non levano i loro lamenti contro l'ignoranza ma propagano la saggezza”

 

 

Retour vers Giacomo Tessaro

 

haut de la page

 

 

Les internautes qui souhaitent être directement informés des nouveautés publiées sur ce site
peuvent envoyer un e-mail à l'adresse que voici : Gilles Castelnau
Ils recevront alors, deux fois par mois, le lien « nouveautés »
Ce service est gratuit. Les adresses e-mail ne seront jamais communiquées à quiconque.