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  Coesistenza

 

Intervista di Jean-Paul Augier a Karim-Pierre Maalej

Karim-Pierre Maalej è membro del comitato esecutivo dell'associazione Coexister. Nato da una coppia mista, impegnato nella vita pubblica, è convinto che il radicamento nella propria fede permetta l'autentico incontro dell'altro.

 

Coesistenza! Potrebbe essere un appello evangelico. È invece il nome di una associazione che vuole favorire il dialogo e la vita in comune delle diverse religioni nello Stato laico.

 

 

Évangile et liberté
giugno-luglio 2015

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

22 agosto 2015    

L'associazione Coexister esiste dal 2009, è quindi molto recente. In quale contesto è nata?

L'associazione è stata creata su iniziativa di Samuel Grzybowski, che si rese conto della necessità di agire in favore della coesione civile quando le manifestazioni pro-israeliane e pro-palestinesi sono degenerate in scontri. C'era un forte rischio che un conflitto politico che si svolgeva all'estero provocasse un conflitto comunitario su suolo francese. Per premunirsi contro tale rischio venne organizzato a Parigi un gruppo interreligioso di preghiera per la pace e fu in questa occasione che il sedicenne Samuel lanciò l'idea di un gruppo di dialogo interreligioso che coinvolgesse i giovani. Dopo l'avvio in sordina in un quartiere parigino, nel corso degli anni l'associazione si è sviluppata rapidamente: è stata registrata come associazione senza scopo di lucro e ha elaborato il metodo “diversità nella fede, unità nell'azione” che supera il semplice dialogo e, assieme alla giovane età dei suoi membri, costituisce l'originalità di Coexister; sono stati poi creati dei gruppi locali in decine di città e ci siamo sviluppati all'estero...

La vostra associazione è un movimento di giovani, ma anche un'impresa sociale: ci può spiegare questa particolarità?

Vorrei prima di tutto chiarire un punto: quando parliamo di “impresa sociale” intendiamo qualcosa legato al termine “intraprendere” e non a una impresa commerciale. Infatti, secondo la Harvard Business School, un'impresa sociale si definisce come “ogni strategia o attività condotta da una organizzazione non a scopo di lucro per generare un reddito che sostenga la sua missione sociale”. Questa definizione è poi evoluta per integrarvi le attività a vocazione sociale delle imprese commerciali e degli enti pubblici, ma potete vedere che siamo, senza nessuna ambiguità, un'associazione senza scopo di lucro e come tale ci siamo costituiti. Quando fatturiamo le nostre prestazioni lo facciamo esclusivamente per finanziare le nostre attività, non perché delle persone fisiche ci guadagnino. Lo scopo è duplice: diversificare i nostri finanziamenti per essere meno dipendenti dalle sovvenzioni pubbliche e dai mecenati privati e assicurare così la nostra stabilità finanziaria; fornire prestazioni più professionali e di qualità per poter rispondere meglio alle varie sollecitazioni. Questo fa di noi un'impresa doppiamente sociale: investiamo su un oggetto sociale le eccedenze realizzate dalla vendita di prestazioni, che sono esse stesse di natura sociale. Oggi questo concerne essenzialmente il nostro “programma di sensibilizzazione”, di altissima qualità pedagogica. Tutti coloro che hanno fatto uso dei nostri servizi per sensibilizzare i giovani al vivere insieme, alla diversità di religione e di convinzione e alla laicità intesa correttamente a scuola, nei campi per i giovani o nelle imprese, possono testimoniarlo.

La vostra associazione vuole essere una “leva della laicità” specializzata nel dialogo interreligioso: come venite considerati dalle istituzioni laiche?

Abbiamo eccellenti relazioni con l'Osservatorio della laicità, un organismo pubblico creato da Jacques Chirac, diretto da Jean-Louis Bianco e posto sotto l'autorità del Premier. L'Osservatorio ha il compito di consigliare e assistere il governo in tutti gli atti che mirano al rispetto del principio di laicità; esso ci riconosce partner privilegiati in materia. Per le nostre iniziative internazionali, come il giro interreligioso del mondo InterFaith Tour, abbiamo l'appoggio del Ministero degli affari esteri. Ovviamente siamo molto felici di essere stati nominati “Grande progetto presidenziale” al concorso “La France s'engage” (La Francia si impegna), riconoscimento ricevuto grazie al sostegno degli internauti che ci hanno votato numerosi. Questo riconoscimento ci permetterà di accedere più facilmente ai servizi dello Stato, è un riconoscimento ufficiale della qualità del nostro lavoro al servizio della società, della serietà della nostra organizzazione e del nostro potenziale di crescita, che non potrà non incoraggiare nuovi partner, pubblici o privati, a sostenere il nostro sviluppo.

Ho l'impressione che le problematiche legate al giudaismo e all'islam siano molto presenti all'interno della vostra associazione.

Noi vigiliamo in modo particolare sulla rappresentanza di ebrei, cristiani, musulmani e persone non religiose nelle nostre varie iniziative, ma al di fuori di questo non facciamo particolari distinzioni. Nei nostri programmi di dialogo ci capita di frequente di andare a visitare una chiesa ortodossa o di invitare un pastore protestante; per quanto riguarda l'islam, abbiamo invitato un esperto in diritto islamico ad assistere a una serata di spiritualità sufi.

 

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