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  L'islam

visione di sé, visione degli altri

 

Di Rachid Benzine

Rachid Benzine, nato nel 1971 a Kenitra in Marocco, è un islamologo specialista in ermeneutica coranica contemporanea. Insegna all'Istituto di studi politici di Aix-en-Provence, alla Facoltà cattolica di Lovanio (Belgio) e alla Facoltà di teologia protestante di Parigi.

 

 

Évangile et liberté
giugno-luglio 2015

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

22 agosto 2015    

I drammatici avvenimenti del gennaio scorso non fanno altro che riproporre un problema antico e sempre nuovo: la grande miseria dell'islam francese, per come viene vissuto da chi lo pratica e per come viene visto dagli uni e dagli altri. L'islam è diventato una parola enorme, una parola che divide e separa. Benché molti fingano di difendersi dall'islam, sarebbe meglio guardare in faccia la realtà. Il Corano viene letteralmente propinato in tutte le salse e invocato a diritto e a rovescio, sia per legittimare idee e atti, sia per sconfessarli.

Si arriva al punto che intellettuali per altri versi rispettabili, non sapendo più che pesci pigliare, non hanno timore a urlare (parlando del Corano) che è un testo violento. Molti hanno applaudito a tale diatriba, che si accorda anche troppo bene con le loro convinzioni sulla violenza, a parer loro ontologica, dell'islam, fin dalle sue origini. Altri invece protestano: no, l'islam, il loro islam è pacifico e non può essere altro che pacifico.

Perché negare l'evidenza? L'islam di oggi è violento sia quando tace (per esprimere il suo biasimo), sia quando parla, sia quando agisce (arrivando agli atti peggiori). Può anche essere veramente non violento (o semplicemente credersi tale). Tutti questi atteggiamenti sono reali. Non serve a nulla indignarsi. Siamo di fronte a un sintomo, quello del rapporto torbido che l'uomo di oggi intrattiene non con gli altri uomini, bensì con l'immagine che si è fatto della sacralità assoluta della sua religione.

Ma attenzione a non mancare il bersaglio. Non è il passato dell'islam che costringe il suo presente a credere ciò che crede. Non è il Corano a dettare questo e quello agli uomini di oggi. Sono invece gli uomini di ciascuna epoca a ricostruirlo, a fare evolvere la sua lettura in funzione delle poste in gioco, delle crisi e dei drammi della loro epoca. È sempre il presente che strumentalizza il suo passato per fabbricarsi qualche legittimazione che gli faccia comodo.

 

          

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