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Editoriale


Di Raphaël Picon

Évangile et liberté
giugno-luglio 2015

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

 

13 agosto 2015

Il paradiso è perduto e, con esso, la nostra tranquillità, il nostro stato di grazia permanente, i nostri legami irreversibili con gli altri, con l'universo e con Dio. Un eden di lusso, calma e voluttà è sparito, si è brutalmente (o poco a poco) staccato da noi, senza che ne sapessimo veramente il motivo. L'uscita dal paradiso ci ha espulsi dal mondo della spensieratezza. E pur tuttavia ci dobbiamo fare i conti con la perdita, quella ineluttabile dei nostri cari, della nostra salute di ferro, del domani assicurato per l'eternità; dobbiamo fare i conti con il disordine dei punti di riferimento sempre più confusi, il disordine delle garanzie che non esistono più, il disordine di una vita che di colpo può precipitare, sprofondare. Ebbene sì, dobbiamo fare i conti con tutti questi paradisi perduti.

Ma forse è proprio da qui, da questa serena accettazione, che ci verrà il soccorso fondamentale. Alcuni, coloro che credono e hanno le parole per dirlo, vi decifreranno la traccia di Dio che, come un clandestino, semina da per tutto dove passa. Altri vi vedranno la fortuna di una buona stella. Dovremmo accettare serenamente la perdita del paradiso come fosse un'estrema soluzione? Certo, perché confrontarsi lucidamente con il mondo così com'è vuol dire conoscerlo per poterlo meglio affrontare. Certo, perché accettare il fatto che il paradiso è perduto vuol dire rinunciare alla pretesa di tenerlo stretto, di abbarbicarvisi e di possederlo; vuol dire in definitiva obbligare noi stessi a metterci risolutamente a caccia di tutti gli inesauribili segni d'amore che si mostrano solo frammentariamente, di tutte le folgorazioni di felicità che ci afferrano così intensamente da permetterci di restare vivi. I lettori dei vangeli lo sanno: nella notte oscura ci sarà sempre un poeta, un amico, un profeta pronto a dirci: alzati amico mio, la vita continua! Ci dirà poi: il paradiso è perduto ma ci sarà sempre qualche briciola che cadrà dalla tavola del banchetto, che ravviverà in te il gusto della vita, il desiderio degli altri. E sarà quello il nostro paradiso.         

 

 

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