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Gioia invincibile


commento a Luca 24:36-49

 

Di Michel Leconte


Évangile et liberté
avril 2015

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

25 giugno 2015

Ecco il resuscitato “in carne e ossa” che mangia del pesce con i suoi discepoli (versetto 42)!

È fuori questione, per me, credere alla realtà fattuale ed empirica di questo pasto. Alcuni esegeti sostengono che Luca abbia scritto questo passo perché non voleva che Gesù venisse preso per un fantasma, essendo corporalmente resuscitato... Trovo che per noi, oggi, il rimedio sia peggiore del male! Un corpo spirituale che mangia e digerisce! Che grossolano materialismo! Non posso ricavare gran che da questi elementi. Penso invece che con questo procedimento mitologico Luca voglia dirci qualcosa d'altro, molto più importante.

Dopo la buona novella della resurrezione annunciata dai discepoli di Emmaus gli undici apostoli sono profondamente scossi dall'esperienza che costoro hanno appena fatto: ecco perché Gesù è improvvisamente presente in mezzo a loro. Il fuoco che brucia nel cuore dei due discepoli si trasmette a tutto il gruppo degli undici, come per contagio.

È proprio così che si trasmette la fede: attraverso la gioia di comunicare! I bei discorsi non bastano. Ecco perché credo molto alle piccole comunità per condividere la fede nel Cristo resuscitato, le nostre assemblee sono spesso troppo formali e compassate. Dunque, dopo un momento di confusione e di vertigine, i discepoli sono a loro volta presi dalla gioia! Una gioia talmente debordante che li sommerge: i discepoli sono stupefatti, frastornati. Luca scrive questa frase paradossale: “Nella loro gioia, non osavano ancora crederci”. È come se si dicessero: “È troppo bello per essere vero, stiamo scambiando i nostri desideri per realtà!”. Non è questa, spesso, anche la nostra reazione?          

Effettivamente in loro si sta esprimendo una sorta di Tommaso! Questo testo mi sembra essere una variazione sul tema della fede e del dubbio; del resto insiste sugli stessi elementi su cui insiste Giovanni (vedi Giovanni 20:24-29). Giovanni insisterà anche sulle mani e sui piedi del crocifisso. “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” perché noi, oggi, siamo proprio in quella situazione. Ma perché una gioia così intensa alla vista delle piaghe di Gesù?

La rivelazione di Gesù resuscitato accende in noi una gioia intensa perché colui che è stato torturato e condannato a una morte infamante è stato giustificato da Dio. Questo significa che Dio stesso si è identificato con quest'uomo crocifisso, morto come un malfattore tra altri due malfattori fuori dalla città santa di Gerusalemme. Dio è disceso fino al punto più basso a cui può arrivare un uomo. Dio in Gesù si è identificato con tutti gli uomini che sono esclusi o considerati come dei mascalzoni agli occhi del mondo.

Da quel giorno, quando siete “crocifissi”, quando siete giudicati e condannati dagli altri o da voi stessi, quando camminate nella valle dell'ombra della morte, il Signore è là, vi dona la sua pace, vi prende per mano, vi rassicura e vi ridà animo. Oh uomo, se sei nel fondo dell'abisso, se gli altri ti maledicono o ti escludono, non dimenticare che Dio è più grande del loro cuore e che è lui a reggerlo: “Nessun uomo è condannato!” (Maurice Bellet).

Dio è dono, Dio è grazia, Dio è Amore. La sorgente delle sorgenti, a monte di ogni uomo, ci desidera sopra ogni cosa, ci dice che è bene per noi essere nati. Allora sì, non dobbiamo avere paura, lasciamoci “rivestire di potenza dall'alto” (versetto 49), essa ci libera, ci rialza e ci dona la sua Vita!

 

 

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