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I 450 profeti di Baal

 

 

Di Gilles Castelnau

 

Évangile et Liberté

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

10 marzo 2015

Il Dio Baal, al quale si opponeva il profeta Elia e il cui culto era così popolare in Israele che c'era persino la sua statua nel Tempio di Gerusalemme (2 Re 23), aveva tutte le ragioni per essere interessante. Era un Dio combattente e salvatore, Dio della tempesta e della pioggia fecondante e vitale. Lottava contro Mot, Dio della Morte, e contro Yam, Dio del Mare (gli Ebrei avevano orrore del mare) e delle brume saline che disseccavano i campi prossimi al mare. La prosperità che concedeva ai campi e alle greggi piaceva molto, tanto più che Yahvè quasi non se ne preoccupava e in più pretendeva che venissero condivisi con i meno fortunati. Baal non aveva di queste esigenze etiche e, come il Genio della Lampada delle “Mille e una notte”, favoriva chi lo invocava senza tenere conto della sua condotta; non dettava regole morali. Il suo culto era fatto di danze frenetiche, scarificazioni sanguinolente (il sangue era simbolo di vita), atti sessuali simbolo di fecondità (c'erano prostituti e prostitute sacri nei luoghi di culto e persino nel Tempio di Gerusalemme), ma nessuna riflessione etica o sociale.

La Bibbia polemizza contro Baal e attribuisce alcune sue caratteristiche allo stesso Yahvè:

Salmo 74:13-15
(O Dio..) Tu, con la tua forza, dividesti il mare (sconfiggesti Yam), spezzasti la testa ai mostri marini sulle acque, spezzasti la testa al leviatano, lo desti in pasto al popolo del deserto. Tu facesti sgorgare fonti e torrenti, asciugasti fiumi perenni.

Salmo 89
Tu domi l'orgoglio del mare (di Yam); quando le sue onde s'innalzano, tu le plachi... Giustizia e diritto sono la base del tuo trono, bontà e verità vanno davanti a te.

Osea 2:8
(Dio parla del popolo) Lei non si è resa conto che io (e non Baal) le davo il grano, il vino, l'olio.

Nel suo famoso racconto leggendario centrato sui “450 profeti di Baal” il primo libro dei Re presenta l'opposizione tra Yahvè e Baal quando il re Achab introduce ufficialmente il culto di Baal in Israele:

(Il re Achab) innalzò un altare a Baal, nel tempio di Baal, che costruì a Samaria.

Presenza paradossale di Yahvè sul territorio di Baal e di Baal sul territorio di Yahvè.

1 Re 17
Elia, fedele a Yahvè, annuncia che Baal, il preteso padrone della pioggia, è in realtà incapace di farla cadere e che ormai la siccità devasterà Israele perché non vi si adora più Yahvè. Elia stesso abbandona Israele e si stabilisce nel territorio di Baal, che ovviamente non è risparmiato dalla siccità. Ed è Yahvè che attraversa la frontiera, lo nutre grazie al corvo e fa regnare abbondanza di olio e farina per la vedova di Sarepta che lo accoglie.

1 Re 18
La siccità provoca una carestia mortale in Israele, dove Baal si rivela tutt'ora incapace di far piovere. Elia, in nome di Yahvè, provoca in duello, sul proprio terreno, i 450 profeti di Baal; potranno padroneggiare il fuoco della tempesta e la pioggia, caratteristiche di Baal? Baal potrà riportare la vita e l'abbondanza al popolo che pone la sua fiducia in lui? Il risultato è negativo: “non si udì voce o risposta, e nessuno diede loro retta” (versetto 29). Invece Yahvè entra nel terreno di Baal, mostra di padroneggiare gli elementi e fa cadere il fuoco dal cielo sul sacrificio preparato da Elia. La prova è fatta per mostrare che Baal non possiede la potenza celeste che gli si attribuisce e che i suoi profeti, lungi dall'essere dei profeti di vita, non sono altro che messaggeri di morte. E quando i profeti di morte vengono essi stessi messi a morte, ecco che ritorna la vita: “In un momento il cielo si oscurò di nuvole, il vento si scatenò, e cadde una gran pioggia” (versetto 45). Il preteso Dio Baal non è che un Dio di morte.

Yahvè, che non si definisce mai il padrone della pioggia e dell'abbondanza bensì il garante dell'Alleanza stretta con Abramo e il liberatore dall'Egitto, si rivela universale e più potente del Dio stesso dell'abbondanza, simboleggiato dalla pioggia generosa.


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