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Predestinazione

 

Di Philippe Aubert

 

Évangile et Liberté
febbraio 2015

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

20 febbraio 2015

Il pastore Philippe Aubert si propone di esplorare il motivo per cui la doppia predestinazione ha avuto una così grande importanza nella teologia riformata.

Tutta l'opera di Giovanni Calvino è un tentativo di demolire l'idolatria, in particolare l'idolatria di Dio, che consiste nel dire di lui ciò che lui non è o, più esattamente, ciò che all'uomo piacerebbe che Dio fosse. Niente può, niente ha la facoltà di “recintarlo”, come non smette di ripetere Calvino. Per il Riformatore la religione del suo tempo non è altro che un insopportabile traffico grazie al quale l'uomo spera di attirarsi la benevolenza della divinità. Ecco quindi che la preghiera viene distolta dalla sua funzione primaria, un dialogo senza ostacoli con Dio, e si trasforma in una lunga lista di reclami più o meno legittimi. Stessa cosa per il sacrificio che, dai tempi pagani fino al sacrificio della messa, è sempre un mezzo per calmare un dio corrucciato che reclama la sua parte. Le opere non sfuggono a questo commercio: sappiamo quale posto occupavano al momento della Riforma. Per Calvino il giudizio è senza appello, la sua epoca non è cristiana, caratterizzata com'è da questo grande mercato religioso nel quale la superstizione è spacciata per pietà. Se la Chiesa ha una pesante responsabilità in questa deriva, l'autore della “Istituzione della religione cristiana” sa anche che essa è una conseguenza della psicologia umana.

Una relazione alterata

L'uomo non si trova a suo agio con i concetti di verità, di gratuità e di spontaneità. Le sue relazioni sono spesso distorte dal calcolo, dall'interesse, dalla paura etc. Questo è vero a livello di relazioni umane ed è vero anche per quanto riguarda Dio. Organizzando le regole del traffico, l'uomo rimane padrone del gioco, è lui che comanda Dio. Il parossismo di questa profanazione della relazione – come la chiamava Calvino – ci porta ad amare per interesse e a obbedire per paura. Calvino non confondeva la predestinazione con il destino più di quanto non la considerasse una pesatura delle anime o un'algebra della salvezza. Per lui questa dottrina, largamente attestata nelle Scritture, permette di tagliare alla radice ogni mercanteggiamento, preservando la totale alterità di Dio e restaurando una giusta relazione tra lui e la sua creatura. La predestinazione non è estranea all'avvertimento della psicologia che ci dice che le nostre intenzioni, anche le più lodevoli, non sono mai prive di secondi fini.

La questione della predestinazione oggi

È difficile, nella nostra epoca, avere un'idea esatta dell'angoscia della salvezza per gli uomini e le donne del XVI secolo. Senza tema di esagerare, possiamo dire che essa condizionava tutta la vita. I morti e il loro divenire regnavano sui viventi. È giocoforza constatare che le cose sono molto cambiate e che noi non poniamo più le stesse domande negli stessi termini. Con sfumature più o meno importanti, ci domandiamo piuttosto a cosa serve la religione. Perché degli uomini e delle donne si prendono ancora il tempo di praticare, di pregare, di cantare, di integrarsi in una comunità e di interrogare antichi testi che pensavamo avessero rivelato tutti i loro segreti? Dietro alla domanda, si profila una risposta. Anche qui con delle sfumature, che non sono altro che l'espressione della libertà degli individui, possiamo anticipare che oggi la religione è una ricerca verso una vita giusta e buona. Non ha né il monopolio delle domande né quello delle risposte, la religione condivide con la filosofia, in particolare con l'etica, la questione dei fini ultimi, quella del senso della vita e delle scelte che questo senso ci impone. È qui, in questo luogo dell'Essere che conosciamo solo attraverso le contingenze dell'esistenza, che la fine del mercanteggiamento acquista tutto il suo significato. Per la Bibbia c'è vita giusta e buona solo a condizione che l'uomo abbia una giusta relazione con se stesso e con Dio. Il senso della mia vita, e quindi la mia salvezza, non si trovano in un mercanteggiamento più o meno elaborato ma interamente in un giusto rapporto con Dio, da cui dipenderà il mio modo di essere nel mondo e di utilizzarlo.

Certo, la dottrina della doppia predestinazione pone altre questioni non indifferenti, ma serve soprattutto a mettere ordine lì dove l'uomo ha aperto un bazar; essa è più una comprensione di se stessi che una conoscenza di Dio.


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