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Commento biblico:
Pietro e la certezza

(Matteo 16:21-23)

 

Caroline Raspaud

pastora della Chiesa Protestante Unita di Francia,
inviata alla Chiesa Protestante dell’isola della Réunion.

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

9 gennaio 2021

Come può la figura del discepolo Pietro passare da colui su cui è fondata la Chiesa a colui che rinnegherà Gesù? Senza dubbio è questione di lasciare spazio alla certezza. Caroline Raspaud ci invita a camminare alla ricerca del posto giusto.

La filosofia e la teologia non utilizzano gli stessi metodi per comprendere la vita, ma molto spesso si incrociano e danno origine a delle piste di comprensione, che ammettono o meno la rivelazione di Dio. Ci appoggeremo su queste due discipline per focalizzarci su due punti importanti: il posto e la certezza.

Alla stregua di Montaigne, diremo che “è necessario conoscere il proprio posto e limitarsi ad esso”. La vita è cambiamento, e noi cambiamo spesso di posto nella nostra esistenza: possiamo allora conoscere il nostro vero posto? Cominciamo la nostra ricerca prendendo la persona di Pietro.

Nel capitolo quarto di Matteo troviamo la prima apparizione di Pietro: faceva il pescatore con suo fratello Andrea, e alla chiamata di Cristo lascia tutto per seguirlo e ascoltarlo. In seguito, camminando nella fede (poco prima del nostro testo) pronuncerà la sua prima confessione di fede in Gesù rispondendo alla domanda “Per te, io chi sono?”; “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”.

Udendo queste parole, Gesù riconosce che Pietro ha ricevuto la rivelazione di Dio, e lo loda: è il primo della classe nella scuola della fede! Pietro può così godere di aver trovato il suo posto nell’esistenza, e può esserne fiero. È un posto che, peraltro, è il luogo stesso in cui la comunità di Cristo si sta costruendo.

Forse possiamo arrivare a pensare che il nostro posto, che crediamo ci abbiano attribuito, sia fissato una volta per tutte. Ma è davvero così? Dobbiamo davvero costruire la nostra esistenza attorno a un unico posto, smettendo di camminare nella fede e nella vita, con tutte le sue incertezze?

A questo punto della nostra ricerca fermiamoci quindi sulla certezza, sempre con le parole di Montaigne: “Noi crediamo di avere delle certezze, ma quali che siano queste certezze, dovrei sempre ricordarmi che posso ingannarmi”.

Pietro, a questo punto del testo, si inganna sul suo posto nell’esistenza. Al versetto 21, Gesù comincia a mostrare il disegno di Dio che lo riguarda: bisogna che salga a Gerusalemme, che soffra a causa degli anziani, che venga ucciso per essere risvegliato al terzo giorno, per essere resuscitato. Invece di ascoltare attentamente Gesù, Pietro si sente legittimato a decidere e a rimproverarlo, fiero di essere stato il primo alla scuola della fede.

Siamo a un momento chiave della nostra ricerca, il momento in cui viene commesso il “delitto”. Pietro si sente legittimato a decidere cosa è bene e cosa è male per Gesù: è un cambiamento di posto esistenziale che non rimane senza conseguenze.

Dopo gli onori, Pietro riceve la peggiore delle sentenze, quella di essere trattato da Satana, e diviene pietra d’inciampo per Gesù. È un momento forte dell’insegnamento: Pietro, che aveva camminato nella fede, smette di ascoltare veramente, come se si fosse fermato nel suo cammino di fede, come se fosse ormai arrivato nel posto giusto per lui, fiero di se stesso e della considerazione di Gesù!

Forse desiderava un Dio onnipotente, come in fondo lo desideriamo anche noi. Negando la passione di Cristo, Pietro definisce Dio a modo suo: un Dio che sfugge alla condizione umana. Ma invano… questo non è il Dio della Rivelazione.

Gesù rimette Pietro al posto giusto, dietro di lui, e non davanti: “Indietro, Satana!”. Trattandolo in questo modo ne fa un pubblico accusatore, un avversario del disegno di Dio.

Non dobbiamo costruire la nostra vita su certezze personali che siamo convinti siano la verità, per noi stessi e per gli altri. Dobbiamo osare avventurarci sul cammino dell’incertezza, di una fede non tarata su noi e gli altri, che vacillano, che non smettono di camminare; dobbiamo abbandonare le nostre sicurezze personali, morali, sociali, persino quelle religiose, per conservare invece il posto che ci è stato dato: seguire Gesù, e non decidere al suo posto.

Allora, alla domanda di Cristo “Per te, chi sono io?”, voi cosa rispondereste?

 



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