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Editoriale dicembre 2019

 

Abigaïl Bassac

ha conseguito un master alla Scuola Pratica di Studi Superiori (sezione di scienze religiose)
e ne sta conseguendo un altro, in teologia, a Ginevra.
È coordinatrice tecnica per l’insegnamento a distanza dell’Istituto Protestante di Teologia
e caporedattrice di Évangile et liberté.

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

24 dicembre 2019

« Il mondo intero trasalisce di speranza », secondo le parole del cantico di Natale “È mezzanotte, cristiani”. Giusto! Come si potrebbe parlare degli uomini, se non dicendo che sono esseri che sperano? Le parole del canto, nei primi versi, evocano il popolo umano che si pone “in ginocchio”. Colpito, ferito, angosciato, il popolo attende la salvezza. Chi non vi si riconosce? Siamo tutti stati umiliati dall’esistenza, chi più, chi meno. Alcune persone sono state violentate fisicamente in stato di vulnerabilità, altre vengono comunemente ritenute delle nullità; un numero non trascurabile di persone conosce i disturbi dell’ansia, altre ancora curano giorno e notte un figlio malato, e devono convivere con l’idea che un giorno o l’altro la morte potrà strappare loro quell’essere infinitamente prezioso. Chi, in tali circostanze, saprebbe stare sempre con la schiena diritta, senza mai passare un solo momento di enorme dolore? Eppure chi, in tali circostanze, potrebbe sopravvivere senza speranza?

“Speranza” è un termine jolly, che può descrivere mille realtà diverse. Per me, la migliore maniera di spiegare cosa sia la speranza è trovarle un sinonimo: “malgrado tutto”. Il mondo forse ci appare assurdo: popolato da miliardi di persone, ci può sembrare tuttavia disperatamente vuoto e violento. Malgrado tutto questo, speranza significa voler vivere e volere che la vita avanzi e cresca verso il bene. Significa anche avere, attaccato al corpo, e nel più profondo del proprio essere, il desiderio di entrare in relazione con altri esseri umani e di ricevere da loro amore e cura, e anche avere il desiderio di ricambiare. È così che si cresce in umanità. Il Natale rende manifesta questa speranza: Gesù sarà l’uomo che, attraverso le sue parole e i suoi atti liberatori, aiuta gli altri a mantenere la schiena diritta malgrado il caos del mondo, e nel caos del mondo. Festeggiare il Natale vuol dire continuare a portare questa parola, quella che fa sì che il mondo intero trasalisca di speranza.




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