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Dov’è Dio

 

Laurent Gagnebin


Laurent Gagnebin è stato pastore della Chiesa Protestante Unita di Francia a Parigi, poi professore all’Istituto Protestante di Teologia (facoltà di Parigi). È stato presidente dell’Associazione Évangile et Liberté e, per dieci anni, direttore di redazione del medesimo mensile.

 

 


Traduzione di Giacomo Tessaro

I passi biblici sono tratti dalla versione Nuova Riveduta

18 aprile 2019

Dov’è Dio? La Bibbia risponde sostanzialmente in tre modi, che si intrecciano l’uno con l’altro.

Prima di tutto, Dio è “con” noi; è un concetto che trova la sua apoteosi nel soprannome dato a Gesù: “Emmanuele” (Matteo 1:23), che significa “Dio con noi”. Dio non è senza di noi, e non è contro di noi… “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?” (Romani 8:31), si chiede Paolo. Parliamo quindi di quel Dio che ci accompagna, che cammina al nostro fianco, che ci tende la mano… Diamo di lui, insomma, un’immagine tutta umana, ma in ogni caso i nostri discorsi su Dio sono per forza umani, e non potrebbe essere altrimenti. Non possiamo parlare di Dio uscendo da noi stessi; del resto, quando la Bibbia dichiara “Dio disse”, c’è in realtà un uomo che mi dice “Dio disse”.

D’altra parte, la Bibbia afferma che Dio è “in” noi: “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” ci chiede Paolo (1 Corinzi 3:16). Maurice Bellet (1923-2018) scrive che la Bibbia ci insegna che “in questo universo immenso, Dio è nato nell’uomo”. Dio va trovato nelle profondità del nostro cuore, dell’essere, di ogni essere. Un fondamento che non è statico, ma corrisponde a quella energia dinamica che ci permette di sconfiggere il nichilismo e le potenze di morte. Dio sta nel cuore di ciò che viviamo, nel cuore del nostro cuore, e noi siamo radicati in lui. Non si tratta tanto di dire che Dio è in tutto (panteismo), ma piuttosto che ogni essere vivente è in Dio (panenteismo), rifiutando così quel pensiero religioso che identifica Dio e il mondo, confusione che spesso conduce a divinizzare la natura.

Infine, la Bibbia dichiara che Dio è “al di sopra” di noi, in Cielo. Sappiamo bene che si tratta di una concezione superata, che concepisce il mondo diviso in tre livelli: Cielo, terra e inferi. Noi non possiamo più dire che la divinità abita dietro le stelle, è una maniera di localizzare geograficamente Dio che non è più la nostra; essa però, oggi come ieri, possiede un significato e una dimensione simbolici. È un modo di ribadire la gloria, la santità, la maestà, la grandezza di Dio, ma questo modo di rappresentare la divinità conduce invariabilmente dall’idea di un Dio sovrano a quella di un Dio estraneo, indifferente, lontano, esterno a un’umanità e a un mondo che guarda dall’alto. È un’immagine strettamente legata a quella del Dio dominatore che schiaccia l’umanità. Come può tutto questo essere compatibile con il Dio di Gesù, il Dio che ci ama e ci è vicino?

Tuttavia, come è possibile vedere i lati positivi delle concezioni che affermano che Dio è “con” noi e “in” noi, possiamo vedere del buono anche in quella che afferma che Dio è “al di sopra” di noi, perché nonostante tutto vi scorgiamo una verità profonda, al di là dei suoi aspetti negativi e desueti. Questa concezione vuole ricordarci che non possiamo possedere Dio, che Dio è al di là di noi, che non possiamo manipolarlo con le nostre dottrine. Dio va al di là di tutte le nostre parole, i nostri discorsi, le nostre definizioni, che alla fine non fanno altro che renderlo un oggetto alla nostra portata. C’è un bell’insegnamento che ci viene dalla tradizione giudaica, la quale si rifiuta di pronunciare il nome di Dio. “Dio al di sopra di Dio”: è una bella espressione del teologo Paul Tillich (1886-1965). Quando diciamo “dio”, non stiamo già più nominando Dio, ma un’altra cosa. A conti fatti, parlare di questo Dio “al di sopra di” noi è uno dei molti modi di dire la Trascendenza divina.


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