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Editoriale

 

James Woody


pastore della Chiesa Protestante Unita di Francia a Montpellier e presidente di Évangile et Liberté, l’associazione del protestantesimo liberale.

 


Traduzione di Giacomo Tessaro


12 marzo 2019

Chiudiamo i “ristoranti del cuore”! [Rete benefica di associazioni che offrono pasti caldi ai bisognosi,n.d.t.] Ecco una riforma che farebbe onore alla teologia della grazia, perché protestare affinché la grazia sia al centro della vita significa considerare che nessuno dovrebbe essere privato di ciò che è necessario per vivere. Si comincia dal cibo: se noi pensiamo che ogni persona deve avere il suo pane quotidiano, decidiamo allora che ad ogni persona venga assegnato un reddito universale, per sola grazia, indipendentemente dai suoi meriti.

Per fortuna abbiamo raggiunto la consapevolezza storica che non possiamo assolutamente lasciare che qualcuno muoia di fame, ma non dimentichiamo che certi eletti sono capaci di impedire ai bisognosi l’accesso all’acqua in piena estate. Consacriamo allora a questo scopo tutti gli aiuti che già esistono e le varie sovvenzioni destinate alle associazioni caritative che forniscono pasti ai bisognosi, perché ogni persona riceva ciò che le permette di far fronte alle proprie necessità, e facciamo dei crediti d’imposta a chi è autonomo sul piano finanziario. In questo modo ciascuno disporrà di una maggiore libertà di fronte agli ausili sociali, che oggi servono soprattutto le persone meglio informate, che non necessariamente sono le più fragili. Si potrà godere di una maggiore sicurezza nel lanciarsi in progetti, studi, in una passione, senza rischiare di trovarsi improvvisamente manchevoli di tutto. Permetterebbe una maggiore autonomia e ci si potrebbe dedicare ad altro che a mettere insieme il pranzo con la cena: nutrirsi non sarebbe più un’ossessione, né lo scopo della vita.

Rendere inutili i “ristoranti del cuore”, ecco una riforma a portata di mano, che permetterebbe di concentrare gli sforzi sull’accompagnamento delle persone bisognose, ridando loro dignità, completando la loro formazione, dando loro la possibilità di far valere i propri talenti. Ottenere la salvezza senza meritarla, ecco una grande intuizione della Riforma del XVI secolo. Sarebbe ora di metterla in pratica.


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