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Levarsi per difendere
i propri ideali

 

Testo tratto dalla prefazione al libro « Un Dieu insoumis »
Ginevra, Labor & Fides, 2017

 

Di Raphaël Picon

(1968-2016)
è stato un teologo di punta del protestantesimo liberale di lingua francese


Traduzione di Giacomo Tessaro

 

25 novembre 2018

Sono figlio dell’Illuminismo, e non credevo di dover un giorno levarmi per difendere i suoi ideali. La libertà di espressione, ovvero la libertà, offerta a tutti, di forgiarsi le proprie convinzioni, il fatto che tutto possa essere discusso e sottomesso alla critica, mi sembrava cosa definitivamente acquisita. Per la mia generazione, nata nel ‘68, il diritto di ciascuno di determinarsi secondo coscienza non è stato qualcosa che ci siamo dovuti guadagnare: era il nostro atto di nascita, il nostro paesaggio più famigliare, l’aria che respiravamo. [...]

Ho imparato molto presto che i miei avi nella fede si erano battuti per permetterci di vivere il cristianesimo dei Lumi, il cristianesimo della tolleranza. Combatterono un’aspra guerra contro quella consideravano, correttamente, una vera alienazione religiosa. Non avevano bisogno di essere atei per sapere che la religione poteva essere l’oppio del popolo. Il loro Dio, quello dei piccoli, di chi non si sottomette, quello al quale credevo e di cui pensavo Gesù fosse l’incarnazione e la Bibbia il grande romanzo, era in realtà la loro conquista. Dovettero combattere i falsi dèi del loro tempo, quelli dell’ipocrisia e dei piccolo-borghesi, di chi ammanniva lezioni, dei benpensanti. Attraverso la lettura assidua di Nietzsche e di Freud, di Marx e di Kant, di Rousseau e di Voltaire, dei personalisti e degli esistenzialisti (per non citare che loro), avevano acquisito una fede più scafata. [...]

Il pluralismo, la possibilità di credere o di non credere, la libertà di coscienza sono divenute, poco a poco, inodori come l’aria che respiriamo, e certe persone hanno finito per esserne stufe e sono diventate piene d’amarezza e di tristezza. Oggigiorno vedono il risultato del materialismo galoppante e di un relativismo culturale debilitante e vuoto di convinzioni. […] Per costoro, la verità non si cerca ma si impone, cade dall’alto come una mannaia, come un giudizio. […] È perciò venuta davvero l’ora di illuminare di nuovo le stelle! Di ripetere, tranquillamente e pazientemente, le nostre convinzioni, senza le quali non possiamo immaginare un avvenire comune.


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