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Commento biblico

Ecce homo, « Ecco l’uomo ! »

Giovanni 19:5

 

Di Vincens Hubac

pastore della Chiesa Protestante Unita di Francia a Parigi.
È impegnato nella diaconia e si interessa di transumanesimo.


Traduzione di Giacomo Tessaro

 

17 agosto 2018

La formula che Giovanni mette in bocca a Pilato è universalmente nota. Chi presumibilmente le ha pronunciate non ha fatto carriera e ha lasciato il ricordo di un uomo mediocre. Questa frase è senz’altro troppo per lui! Perché questa frase, “Ecco l’uomo!”, ci tocca così profondamente, mentre Gesù, qui definito come “uomo”, si trova in una situazione che nessuno gli invidia?

I quattro vangeli sono d’accordo nel dire che Gesù è stato tradito da Giuda, poi che è stato rinnegato da Pietro: Giuda il tesoriere e Pietro sono gli apostoli più in vista del gruppo, gli uomini di fiducia di Gesù. Al Getsemani Gesù si sente “triste e angosciato” (Matteo 26:37), Marco dice “spaventato e angosciato” (Marco 14:33). Secondo i vangeli sinottici Gesù, se potesse evitare il supplizio, evidentemente lo farebbe, mai nei sinottici appunto egli insiste sul fatto che debba compiersi la volontà del Padre. In Luca, tale è la paura di Gesù che suda sangue. Angoscia, paura, abbandono e tradimento caratterizzano lo stato d’animo di Gesù.

L’arresto si svolge senza violenze, salvo che un discepolo (Pietro, secondo Giovanni 18:10) taglia l’orecchio del servitore del Sommo Sacerdote: una violenza che non quadra con l’insieme dei discorsi di Gesù. Poi Gesù, arrestato, compare di fronte al Sommo Sacerdote, dove viene schiaffeggiato, picchiato e deriso dalle guardie. Nei sinottici, Gesù viene accusato di fronte a Erode, disprezzato, ridicolizzato e rivestito di una tunica, attributo regale; in Giovanni, il mantello regale gli viene messo sulle spalle assieme alla corona di spine. Gesù, che ha appena subito la flagellazione e le violenze dei soldati, è passato per il suo primo supplizio, nel corso del quale molti morivano.

Qui si impone la scelta: liberare questo re fantoccio ma enigmatico o crocifiggerlo, secondo la richiesta del popolo che, dopo il tradimento, il rinnegamento e il silenzio degli altri discepoli, lascia Gesù da solo di fronte al suo destino. È qui che Pilato pronuncia la frase “Ecco l’Uomo!”: tradito, picchiato, sanguinolento, ridicolo con il suo mantello e la sua corona. Quest’uomo spaventato, angosciato, abbandonato e disprezzato sta per essere crocifisso, nudo, come tutti i crocifissi. L’onta finale e la sofferenza fisica, ambedue insostenibili, giungono a conclusione di questo episodio, che ci racconta l’uomo. Perché Pilato ha ragione a dirlo! Qui l’uomo è l’uomo spogliato, al livello zero dell’umano, per così dire: non conta più niente per nessuno, sta per morire. Qui Gesù è l’uomo che, messo a nudo, privo di relazioni con le cose e le persone, sta per morire della più aberrante delle morti, per niente, se non perché gli uomini vivano dell’essenziale, vale a dire di un amore totale, che va fino in fondo alle possibilità.

Gesù muore per gli altri, per l’altro, per noi, per me. La debolezza che qui viene espressa svela la forza inaudita di un amore che ci supera. È la kenosis, l’abbassamento di Dio in Gesù Cristo. “Ecco l’uomo!”: questa frase risuona in noi, perché in fondo sappiamo bene che tutto ciò che ha a che fare con l’apparire, il potere, la ricchezza, l’orgoglio, la violenza etc. non fa l’essere umano: la relazione con l’altro nello spirito di vita, di giustizia e di amore, questo fa l’essere umano. L’uomo si esprime nella mano tesa al malato, nel sorridere al povero, nell’accogliere un bambino, nella meraviglia e nella fiducia, nella cultura e nel dono di sé.

Gesù, nella sua relazione con il mondo e nella sua passione ci dice con esattezza cosa è l’uomo, in tutta la sua grandezza e la forza della sua parola. E se è Pilato ad aprire la discussione: “Ecco l’uomo!”, è Gesù a chiuderlo: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23:34). Ci sono dei racconti, delle vite e delle parole che ci fanno vedere come il cielo tocchi la terra e come la dignità dell’essere si esprima nell’”essere–per–l’altro”. Siamo lontani dalla superumanità del transumanesimo.

È nell’abbassamento di Gesù che si esprime in pienezza l’essere umano, un essere umano che porta in sé l’agape di Dio. Nella nostra finitudine risuona la frase di Pilato e Gesù si unisce a noi negli estremi della vita perché possiamo vivere una vita di eternità essendo gli uni per gli altri: l’“essere–per–l’altro”.


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