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Cristo al Monte degli Olivi di Mantegna

 

 

Di Laurence Tardy

ha lavorato per il Ministero della Cultura e per quello dell’Educazione Nazionale occupandosi di storia dell’arte e mediazione culturale; inoltre, è insegnante alla Scuola del Louvre.

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

17 agosto 2018

Se lo spettatore, di primo acchito, è afferrato dal contrasto tra la solitudine e l’angoscia di Gesù e l’abbandono dei discepoli che lo circondano, in una seconda lettura possono palesarsi, sotto il pennello di Mantegna, i segni del rinnovamento.

Ad Andrea Mantegna (1431-1506) venne ordinata una pala d’altare composta da una Vergine con il Bambino assisa sul trono, attorniata da angeli musicanti e accompagnata da alcuni Santi dipinti sui pannelli laterali, per l’altar maggiore del monastero di San Zeno di Verona. Tre tavole sono unite da un elemento orizzontale superiore (architrave), decorato di ghirlande, che le riunisce in un medesimo spazio. Al di sotto, tre pannelli rappresentano la Passione. Questa pala nel 1797 venne portata in Francia da Napoleone; quando venne restituita all’Italia, gli elementi della parte inferiore (predella) rimasero in Francia e vennero sostituiti con delle copie. La tavola centrale, raffigurante la Crocifissione, si trova al Louvre; L’Orazione nell’orto e la Resurrezione si trovano al Musée de Beaux-Arts di Tours.

Dopo l’Ultima Cena Gesù si ritira sulla collina del Getsemani, all’Orto degli Ulivi, con Pietro, Giacomo il Maggiore e Giovanni, ai quali chiede di vegliare e pregare con lui. Ma gli apostoli si sono addormentati, perché confidano nel loro maestro e non condividono con lui i tormenti di questa notte. Il momento rappresentato è l’alba: un dolce chiarore rende manifesta la grande roccia rosata ai piedi della quale Gesù è in preghiera, le braccia appoggiate su una roccia grigia, gli occhi levati verso il cielo: si sta rivolgendo al Padre perché allontani da lui il supplizio. La tensione della gamba, con il piede in procinto di alzarsi, suggerisce una fuga dal proprio destino; tuttavia, accetterà il calice propostogli da un angelo.

Gli apostoli dormono e ignorano che in quell’istante si stanno giocando la loro salvezza eterna e l’avvenire del mondo. Mantegna li rappresenta in pose che tengono conto della prospettiva, “in scorcio”, che accentuano il rilassamento dei corpi nell’inconsapevolezza dell’estrema sofferenza di colui che non hanno saputo accompagnare. Pietro è steso in totale comfort, i colori solari della sua veste contrastano con quelli più scuri di Giovanni, seduto con la testa inclinata sul braccio, che dorme con la bocca semiaperta. Giacomo è steso sul ventre, la sua tunica rosa è pallida confrontata ai colori del Cristo. Cosa può significare il sonno degli apostoli? Forse che le più grandi battaglie sono invisibili, perché si combattono contro le potenze del dubbio e nella solitudine dell’anima?

La scena si svolge in un giardino dove un albero, fulminato a morte, sostiene una liana densa di fogliame e di frutti, simbolo di resurrezione. Dall’altro lato, ai lati di Gesù, due alberi lussureggianti di frutti sono pieni di promesse. Un po’ più in là, due alveari affiancati, le api che ronzano di primo mattino.

Un momento sospeso nel silenzio, prima che la vita quotidiana si riprenda ciò che è suo. La città sembra risvegliarsi a un nuovo giorno, animato da nuvole cariche di mistero. Mantegna ci mostra, a sinistra dell’albero morto, una lepre, altrove simbolo di vita e di morte in quanto pullula nei cimiteri; di qui lo scivolamento verso il sacrificio e la resurrezione di Cristo. La lepre attraversa un ponte che scavalca un fiume alimentato da una canalizzazione la cui acqua, formante una cascata, cade su un ammasso di pietre: un suono puro, che copre i passi sordi di Giuda, vestito di rosa, che guida i soldati che vengono ad arrestare Gesù. Giuda si appresta ad attraversare il ponte, a commettere l’irreparabile. Gli apostoli dormono, ma Gesù sa che la sua ora è venuta.


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