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Fratelli dell’India,
voi chi dite che io sia?

 

 

Intervista di Frédéric Fournier a Swami Veetamohananda


Henri Persoz è ingegnere in pensione.
Alla fine della sua carriera ha intrapreso gli studi completi di teologia che gli hanno permesso di difendere, ancora meglio di quanto già non facesse, il suo approccio molto liberale al cristianesimo

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

21 julio 2018

“Voi chi dite che io sia?”; è una domanda che Gesù ha posto ai suoi discepoli. Ma cosa dice chi appartiene a una tradizione spirituale non cristiana? Il pastore Frédéric Fournier ha intervistato Swami Veetamohananda, monaco, responsabile dell’ashram di Gretz, che appartiene alla tradizione indiana del Vedanta non dualista, e presidente della Federazione Vedica di Francia, la quale raggruppa numerose associazioni che promuovono le spiritualità indiane.

Frédéric Fournier è pastore della Chiesa Protestante Unita di Francia a Massy, nell’Île-de-France. Impegnato nel dialogo interreligioso, in particolare con il buddhismo, pratica e insegna la meditazione cristiana nella regione parigina.

Traduzione di Giacomo Tessaro

- Frédéric Fournier: Per lei e per il suo ordine monastico, chi è Gesù?

Swami Veetamohananda: Per noi Gesù è un avatar, ovvero un’incarnazione di Dio. Esistono altri avatar, per esempio Krishna. Ramakrishna (1836-1886), la cui persona e il cui insegnamento sono all’origine del nostro ordine, diceva: “L’incarnazione di Dio è sempre la medesima. Dopo essersi immerso nell’oceano della vita, il Dio unico si rende manifesto in un luogo ed è conosciuto con il nome di Krishna. Dopo un’altra immersione, si rende manifesto in un altro luogo ed è conosciuto con il nome di Cristo”.

- Citando Giovanni 14:6 “Io sono la Via, la Verità e la Vita; nessuno va al Padre se non per mezzo di me”, un certo numero di cristiani crede che Gesù sia l’unica via per andare verso Dio.

Penso che l’”Io” di cui parla Gesù non sia quell’”io” limitato dalle emozioni negative, bensì il “grande Io”, che è l’Infinito o il divino. Gesù è l’espressione della luce infinita, che sta anche in ciascuno di noi. Scopo della vita è prendere coscienza che anche noi siamo espressione di questa luce. Chi pratica le discipline spirituali permette al suo “grande Io” di manifestarsi. Queste discipline sono il bhakti yoga (la devozione verso Dio), il karma yoga (l’azione disinteressata), lo jnana yoga (la filosofia, che permette di discriminare tra la realtà e l’irrealtà) e lo dhyana yoga (la meditazione silenziosa).

- Lei sembra annettere una certa importanza all’azione nella vita spirituale, tuttavia Gesù non valorizza tanto l’azione, quanto la grazia, come si può vedere nel dialogo con Marta e Maria (Luca 10:38-42).

La grazia è la forza di Dio, che è già presente ma alla quale dobbiamo aprirci. Noi siamo come una barca che solo il vento può muovere: bisogna semplicemente aprire le vele per sfruttare il vento. Aprirsi al vento della grazia è ciò che è le discipline spirituali permettono. Nel karma yoga l’azione deve essere fatta con la coscienza di Dio e per amore di lui. Secondo me, Marta e Maria sono l’espressione [rispettivamente] dell’azione e dell’amore, che devono rimanere sempre unite in ciascuno di noi.

- Voi rendete culto a Cristo?

Adoriamo il Cristo come Dio stesso. Swami Vivekananda (1863-1902), uno dei fondatori del nostro ordine, è stato molto influenzato dall’insegnamento di Cristo. A proposito della frase “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”, Swami affermava: “In questa frase si trova l’essenza di tutte le religioni. Se tutte le altre Sacre Scritture andassero perdute, questa frase da sola potrebbe salvare il mondo”. A titolo di aneddoto, dirò che nei suoi viaggi si portava sempre appresso una copia dell’”Imitazione di Cristo”, l’opera mistica del XIV secolo. Swami Prabhavananda (1893-1976), un monaco del nostro ordine, ha scritto un commento del Discorso della Montagna. Nel nostro ashram festeggiamo ogni anno il Natale: offriamo a Gesù una puja (cerimonia indiana tradizionale in onore della divinità). Viene anche un amico pastore dalla Germania a celebrare un culto cristiano, e la predicazione verte sui racconti evangelici della Natività.

- Oltre a Gesù, voi adorate Krishna e Kali, divinità indiane; è una relativizzazione dei dogmi e delle dottrine religiose.

Noi non possiamo dire: “La mia religione è l’unica vera”. Ramakrishna diceva giustamente: “Non discutete di dottrine e religioni! Esse sono una cosa sola. Tutti i fiumi sfociano nell’oceano! La grande acqua si scava mille vie lungo i pendii. A seconda dei popoli, delle ere e delle anime, essa corre in letti differenti, ma è sempre la stessa acqua!”. Nel futuro non sarà importante sapere a quale religione apparteniamo, ma se siamo puri di cuore, se amiamo Dio e l’Uomo. In questo spirito, ogni anno organizziamo degli incontri interreligiosi con rappresentanti cristiani, ebrei, musulmani e buddhisti per riflettere insieme sull’ideale verso il quale tutti tendiamo e per condividere le nostre pratiche spirituali.

- Cosa la colpisce di più di Gesù?

In primo luogo, la sua perfezione sul piano etico. In secondo luogo, la sua capacità di mettersi instancabilmente al servizio degli uomini e il dono supremo di sé per la redenzione dell’umanità. In terzo luogo, la semplicità e la profondità del suo insegnamento. Ne è un bell’esempio il comandamento “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Dio si trova anche tra i poveri e servire i meno fortunati con amore equivale a servire Dio. Per questa ragione, il nostro ordine ha fondato in India ospedali e scuole per i più poveri.


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