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Editoriale

marzo 2018

 

 

Di Jean-Marie de Bourqueney


pastore della Chiesa Protestante Unita a Parigi-Batignolles.
Partecipa alla redazione e alla direzione di Évangile et Liberté.
Si interessa soprattutto di dialogo interreligioso e teologia del processo

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

26 Julio 2018

s, contrariamente a quanto molto spesso dicono i suoi oppositori laicisti radicali. Ancora recentemente un articolo comparso sul serissimo (!) quotidiano Le Monde paragonava la fede in Dio a quella in Babbo Natale, vale a dire una credenza stupida, o perlomeno infantile, che bisogna assolutamente abbandonare. Su una cosa, però, siamo d’accordo: se il vostro Dio è Babbo Natale, crescete!

Chissà cosa avrebbero pensato Platone e Aristotele di questo insulto alla loro opera, al loro rigorosissimo sviluppo di una “metafisica”, di una affermazione del trascendente che va al di là della realtà… Il protestantesimo liberale si sente erede particolare di questa esigenza di rigore e raziocinio. Ovviamente non mira affatto a un monopolio dell’intelligenza, al contrario, invita ogni credente, di qualsiasi sensibilità, a ricercare la discussione e a rifiutare di rinchiudersi nei dogmi. La nostra è un’epoca che esige il dialogo; la nostra modernità si basa sull’assunto che ogni convinzione, che sia di fede o senza Dio, diviene oscurantista e si allontana dall’Illuminismo quando pratica il giudizio e l’esclusione invece del dibattito.

Il dibattito non serve necessariamente a convincere l’altro. Scopo ultimo di ogni dialogo (nel senso etimologico: “parola che attraversa”) è proprio lasciarsi “attraversare” dalla critica dell’altro e affinare le proprie argomentazioni. Siamo sinceri: non c’è nulla di più noioso che essere d’accordo su tutto, e non c’è nulla di più pericoloso, in quanto conduce a una disumana uniformità di pensiero. Aprirsi agli altri non è facile: è un’alta esigenza della ragione. Allora sì, ci batteremo sempre per l’intelligenza della fede, e la declineremo al plurale.


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