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L’offerta della vedova

 

Luca 21:1-6

 

Di Dominique Hernandez


pastora della Chiesa Protestante Unita di Francia nell’Île-de-France

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

16 maggio 2018

Descritta in poche parole e brevemente spiegata da Gesù, l’offerta della vedova povera nel Tempio turba la mente dei lettori. Sembra che Gesù non tiri nessuna conclusione dal fatto. Dove vuole arrivare Gesù e dove vuole condurre il lettore?

La vedova povera, che ha appena donato due piccole monetine come offerta al Tempio, non ha più niente: ha gettato là, nel tesoro del Tempio, i suoi mezzi di sussistenza, che è come a dire la vita stessa. Gesù vede che, accanto ai ricchi, che non mancano di nulla e di nulla si privano quando fanno la loro offerta, la vedova povera ha offerto infinitamente di più.

Tuttavia, Gesù non biasima i ricchi perché donano il superfluo, né loda la vedova perché si priva di tutto. Cosa vede Gesù in questo gesto? Vede la fede della donna? Con questo gesto estremo, con cui si sbarazza della vita stessa, la vedova sta dicendo quanto sia vitale per lei la relazione con Dio, vitale come l’aria, l’acqua, il pane, e poiché questa relazione passa attraverso il Tempio e i sacrifici, eccola che vi impegna senza riserve la sua esistenza, fino agli estremi limiti.

Gesù ha visto quanto la sua offerta sia ridicola? Le due monetine non contano nulla di fronte alle offerte dei ricchi e sono trascurabili per il budget del Tempio.

O forse Gesù ha visto quanto sia scandaloso questo sistema religioso, che aggrava la povertà, che mette in difficoltà i più vulnerabili obbligandoli a disfarsi del poco di cui hanno bisogno per vivere? Nella “spelonca di ladri” denunciata da Gesù (Luca 19:46) si prende a chi non ha nulla, ma se l’Alleanza finisce per essere un obbligo a conquistarsi un posto a furia di offerte, non è certo per la soddisfazione del Dio di Abramo.

L’offerta della vedova è ininfluente per il funzionamento del Tempio. La sua presenza suscita solo indifferenza, indifferenza nella quale affonda la sua vicenda di vita, salvo che per colui che la vede e per coloro ai quali egli la mostra, non come modello da seguire ma come segno per protestare, protestare contro ciò che schiaccia l’essere umano, contro ciò che lo spreme prima di gettarlo, senza scrupoli, nel massimo disinteresse generale.

E tuttavia, alcune delle persone che seguono Gesù vedono solamente lo splendore del Tempio, non discernono il sottile confine tra il desiderio di rendere gloria alla potenza di Dio e gli ingranaggi che asserviscono a un sistema assolutamente umano, per quanto religioso. Rimangono accecati da una grandiosità e da degli ornamenti che non sono altro che l’espressione di un potere senza compassione, non percepiscono lo scarto tra lo splendore del Tempio e l’indigenza della vedova, non hanno coscienza delle esistenze che cadono, vacillano, spariscono dalla vista e dal mondo, né dei piccolissimi segni di esistenza perduti tra la folla.

Ed è proprio a questo che Gesù è sensibile. Minacciato dalle autorità del Tempio, vicino ai poveri, vede che queste prestigiosi edifici umani hanno un futuro di rovine, e che prima di finire in rovina il loro peso non può non schiacciare i più deboli e i più umili, come la vedova. O come lui.

Gesù vede forse anche nel gesto estremo della vedova il riflesso della sua personale traiettoria? Forse si riconosce in questo gesto al tempo stesso umile e deliberato, autonomo, un’offerta di vita. Forse riconosce tutta la verità del dono di una vita nella fede, nella relazione con Dio, e vede la sua esistenza condensata nel gesto rapido ed estremamente discreto della vedova, lui che dona la sua vita, che la getta nell’humus dell’umanità perché gli esseri umani smettano di credere che la grazia di Dio si compra e si vende, e perché credano finalmente che la giustizia, la compassione, l’amore, la benedizione sono gli unici sacrifici che Dio desidera.


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