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Editoriale

 

 

Di James Woody


pastore della Chiesa Protestante Unita di Francia a Montpellier e presidente di Évangile et Liberté, l’associazione del protestantesimo liberale.

Traduzione di Giacomo Tessaro

4 marzo 2018

Liberare la parola. In questi ultimi mesi, un’ondata di libertà ha investito le donne e gli uomini che si erano nascosti per le umiliazioni e le violenze subite. Libertà di fronte alla paura delle possibili ripercussioni, di cosa dirà la gente, libertà di raccontare, che poco a poco ha liberato la parola e ha permesso di trasformare l’onta in ritrovata dignità. Questa liberazione non manca di ricordare gli esorcismi che praticava Gesù. Quando incontrava un “posseduto”, un uomo messo a tacere dal cattivo trattamento ricevuto e incapace di parlare a suo nome, Gesù lo liberava dalla “legione” di persone e cose che pensavano al suo posto, che parlavano al suo posto, che l’avevano colonizzato.

Ma Gesù non si è mai accontentato di levare gli ostacoli. Certo, l’uomo liberato era ormai libero di dedicarsi alle cose belle, a ciò che rende felici e in pace, che dona il sorriso: in questo senso, chi fino a poco prima era posseduto, era ormai padrone della sua vita. Ma Gesù ha anche reso tale persona in grado di esprimersi positivamente, di formulare quella che la Bibbia chiama “lode”: una parola che riconosce la bellezza della vita, la grazia di una situazione. Una parola diviene Parola quando diventa capace di dire Sì a ciò che illumina le nostre notti, a ciò che pone un ordine vitale nel nostro caos personale. Una tale parola fa capire che c’è qualcosa al di là del lamento, è una parola che ci permette di abbandonare la condizione di eterna vittima. Diciamo anche che, più una parola sarà ricca di parole scelte con cura e ornata di bello stile, più sarà elevata all’altezza della poesia, più sarà capace di esprimere, e quindi di riconoscere, il valore dell’amicizia, la potenza dell’amore, la necessità della giustizia, l’interesse della solidarietà. Una tale parola ci permette di esprimere la vita con golosità; dichiara il nostro desiderio di smettere di subire, la nostra speranza di giornate radiose; è una parola che ci lancia nell’esistenza e ci invita a bilanciare il nostro corpo con grazia.


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