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l’incredibile Dio di Gesù Cristo

 

 

Di Michel Leconte

nato nell’aprile del 1949, si è diplomato alla Scuola di Psicologia Pratica in psicopatologia clinica. Di formazione psicanalitica, ha esercitato la professione nella Marina francese. Di origine cattolica, nel 1989 è entrato a far parte della Chiesa Riformata di Francia e della sua corrente liberale.

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

4 marzo 2018

I passi biblici sono tratti dalla versione Nuova Riveduta

“Io vi dico in verità: I pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio” (Matteo 21:31)

“Difatti è venuto Giovanni il battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: "Ha un demonio". È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: "Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori!” (Luca 7:33-34)

Nell’Antico Testamento il popolo d’Israele, infedele, è spesso definito come prostituta (cfr. Osea 2:7); la prostituta è il paradigma dell’abiezione morale, della lussuria, dell’infedeltà a Dio. Gesù invece dirà, con grande scorno di tutti i religiosi e della “gente perbene”, che le prostitute e gli agenti delle tasse (peccatrici scandalose le prime, collaborazionisti, ladri e impuri i secondi) ci precederanno nel Regno di Dio! Già da queste sole parole possiamo misurare la rivoluzione inaudita che Gesù ha portato nell’idea che ci facciamo comunemente di Dio e del nostro rapporto con lui. La specificità cristiana sta proprio in queste parole e nel comportamento sconcertante di Gesù nei riguardi dei peccatori e del peccato, e mi sembra che tutto questo è troppo poco evidenziato nelle nostre troppo sagge predicazioni odierne.

Sono queste parole, questi atteggiamenti di Gesù che mi permettono di credere nel suo Dio, a dispetto del banale moralismo della nostra religione comune, perché davvero il suo Dio non è banale. Ciò che Gesù diceva di Dio era così originale e spiazzante, in confronto alle parole abituali su questo argomento, che non hanno potuto seguirlo a lungo su questa via: “Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?” (Giovanni 6:60). Gesù sovvertiva l’idea di Dio, l’ordine religioso e l’ordine civile, quello che regna nell’interiorità dell’uomo, quello della famiglia e quello dei gruppi sociali. La buona novella annunciata da Gesù è che il Regno esiste per tutti, per i lebbrosi e i paralitici, per i miscredenti, per chi non conosce la Legge e per i peccatori, sì, per i peccatori; di conseguenza, tutti potranno guarire, essere liberati e ritrovare la Vita che Dio desidera per loro. Questo, Gesù non solo l’ha insegnato in parabole, l’ha messo in pratica: ha condiviso la tavola con i peccatori, senza porre nessuna condizione, se non quella di poter manifestare che Dio è davvero chi Gesù dice che sia. Tale comportamento scardina l’ordine stabilito della relazione tra un Dio “tre volte santo” e gli uomini peccatori. Per manifestare tutto questo, Gesù mangia con gli impuri e i peccatori, non condanna i pubblicani, né la donna adultera, né le prostitute, non tiene conto delle prescrizioni morali e sociali del suo tempo e rovescia i “muri di separazione” che tengono ai margini i poveri, gli ignoranti, gli eretici, tutti coloro che, secondo la Legge, non avevano diritto a Dio. Ecco perché Gesù di Nazareth è stato eliminato dai credenti a causa di ciò che diceva di Dio: il suo Dio non poteva essere che un falso Dio e il suo profeta, un bestemmiatore perverso. Era urgente che quest’uomo morisse. L’incidente del Tempio, probabilmente, non fu che un pretesto per arrestarlo, perché bisognava assolutamente che quest’uomo sparisse, perché diceva, su Dio e il suo atteggiamento di fronte al peccato e ai peccatori, altra cosa da ciò che si pensava Dio dovesse dire… Questa bestemmia davvero meritava la morte, in quanto era in causa, in modo grave, l’onore di Dio, poiché “Dio può perdonare solamente se ci si pente dopo avergli offerto i sacrifici adatti!”. Così si è sempre fatto, lo esige l’ordine sociale e in ogni caso il peccatore non può cavarsela così a buon mercato!

La predicazione e i comportamenti di Gesù consistevano nell’affermare che, di fronte a Dio, nessun essere umano è condannato, nemmeno colui che, ai nostri occhi, è il più detestabile dei peccatori! No, Dio non è il puntello assoluto del nostro ordine morale, egli vuole uomini vivi, liberati dai fardelli che pesano sulle loro spalle. Mi sembra che oggi, non diversamente dalla sua epoca, abbiamo difficoltà ad accettare il suo messaggio e a proclamarlo...


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