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Dio creatore, uomo creatore

 

 

Di Laurent Gagnebin

Laurent Gagnebin è stato pastore della Chiesa Protestante Unita di Francia a Parigi,
poi professore all’Istituto Protestante di Teologia (facoltà di Parigi).
È stato presidente dell’Associazione Évangile et Liberté e, per dieci anni,
direttore di redazione del nostro mensile.

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

4 febbraio 2018

È proprio necessario situare Dio all’origine dell’Universo, in un passato remoto che non ci riguarda direttamente, e fare dell’Eterno una minuscola scintilla iniziale alla quale non possiamo pensare se non guardandoci indietro? Questo è davvero un atto di fede? In tal caso, in realtà, crediamo che Dio, milioni di anni fa, abbia creato questo mondo, ma non crediamo in lui. Una credenza (credere che) non è la fede (credere in). La questione dell’origine del mondo fa parte dell’ambito della causalità ed è principalmente una questione scientifica; la questione religiosa, invece, riguarda essenzialmente la finalità. Io credo nel Dio creatore, e con questo voglio dire, in maniera presente ed esistenziale, che egli è per me creatore di senso. In Dio e nella fede tutto viene creato sempre di nuovo, perché tutto prende in lui un senso diverso. Dare in Dio, attraverso la fede, un senso specifico alla nostra vita e al nostro mondo ambiguo significa credere in un Dio che ci ha creati a sua immagine, vale a dire creatori a nostra volta; questo ci permette, nell’ambito di un’invenzione creativa, di superare il nonsenso della nostra esistenza. Parlo qui di un senso specifico, particolare, perché è possibile dare un senso alla nostra vita e al nostro mondo (un senso ovviamente diverso) anche se non crediamo in Dio. Il mondo non ha un senso dato a priori; l’essere umano, credente o meno, ma creatore, può dargliene uno. Questo è proprio dell’Uomo e non solo del credente.

In tale prospettiva, non è certo perché un giorno la scienza potrebbe arrivare a spiegare l’origine del mondo senza fare ricorso a Dio che smetterei di credere in un Dio creatore… di senso. Infine, vorrei sottolineare che questo mondo, dove la vita si nutre necessariamente della morte di altri esseri viventi (animali o vegetali), assomiglia a una scandalosa e impietosa macchina infernale, a un gigantesco mattatoio. Un mondo siffatto non può essere l’opera di un Dio buono, il Dio di Gesù Cristo. L’esistenza di questo macello non si può aggirare e mi allontana da una certa immagine del Dio creatore.


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