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Le grandi parole della teologia

Escatologia prolettica

 

 

Di James Woody


James Woody è pastore della Chiesa Protestante Unita di Francia a Montpellier e presidente di Évangile et Liberté, l’associazione del protestantesimo liberale.

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

4 febbraio 2018

La teologia, come ogni disciplina, è una ricerca permanente, per questo ha bisogno di costruire un suo vocabolario, che evochi le idee che essa va elaborando. Ma, come in tutti i linguaggi specialistici, le sue parole divengono a volte inaccessibili. In questa serie vogliamo rendere più semplici delle parole che in realtà non lo sono. La teologia è alla portata di tutte e tutti!

Gli uccelli di malaugurio annunciano che finirà male. Cosa sappiamo della fine? Quando ci interessiamo alla fine della Storia, stiamo facendo escatologia: la scienza della fine. L’”eschaton”, in greco, significa ciò che è “ultimo”. Per sapere cosa ci sarà in ultimo, cosa ci aspetta alla fine dei tempi, possiamo ricorrere all’immaginazione, il che spesso consiste nel proiettare le nostre speranze e paure. In tal caso, pensare la fine equivale a immaginare ciò che succederà a partire dalle nostre ossessioni.

In ambito cristiano non si tratta di immaginare ciò che succederà; l’escatologia è piuttosto un modo di esprimere ciò che viene per ultimo. L’estremo giudizio non va inteso per forza come il giudizio pronunciato poco prima dell’esplosione del mondo, bensì come la verità ultima su una persona o una situazione: per esempio, ciò che viene espresso in occasione di un battesimo, vale a dire che la nostra presenza è giusta e buona, indica una verità ultima che non passerà mai, in nessuna circostanza.

Sempre in ambito cristiano, per sapere cosa è ultimo, dobbiamo esaminare cosa Cristo incarna. Ciò che Gesù ha rivelato dell’umanità è il modo cristiano di prospettare un’umanità compiuta, ultima. Ovviamente Gesù ha manifestato solamente un’anticipazione di ciò che ciascuno e ciascuna di noi è chiamato a vivere e sperimentare. Gesù, da questo punto di vista, è un’anticipazione di ciascuno e ciascuna di noi, vale a dire, tecnicamente parlando, una prolessi. L’escatologia prolettica consiste allora nel concepire ciò che è ultimo, i nostri possibili obiettivi, la finalità della nostra esistenza a partire da ciò che Cristo ha incarnato e da ciò che Gesù ha predicato; questo significa che non è necessario attendere la fine della Storia perché si compia ogni cosa. Abbiamo fin d’ora a nostra disposizione gli elementi utili per dare alla nostra vita il senso ultimo che può raggiungere.


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