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Editoriale da Évangile et Liberté

dicembre 2017

 

 

Di Jean-Marie de Bourqueney

pastore della Chiesa Protestante Unita a Parigi-Batignolles
Partecipa alla redazione e alla direzione di Évangile et Liberté.
Si interessa soprattutto di dialogo interreligioso e teologia del processo


 

Traduzione di Giacomo Tessaro

18 dicembre 2017

Dio non ama i dogmi! Nemmeno noi… ma sarebbe più corretto dire che non amiamo il dogmatismo. È curiosa questa tendenza quasi naturale degli esseri umani, questa “tentazione”, questo voler definire, controllare, delimitare ogni cosa, come se fosse possibile definire Dio. E il peggio è che le più odiose derive della religione, dalle Crociate al terrorismo, passando per l’Inquisizione, sono state compiute non in nome di Dio, bensì di pretese verità enunciate su di lui e al posto suo. Altre volte la religione è stata un pretesto identitario per escludere: il massacro dei Rohingya in Birmania è una recente e tragica incarnazione di tale follia identitaria.

Allora, come possiamo uscirne? Che fare? Che dire? Cosa proporre? Forse gli autori biblici hanno messo la soluzione sotto i nostri occhi, ma la nostra intelligenza non la vede: la poesia! La maggior parte dei testi dell’Antico Testamento sono scritti in modalità poetica. Gli autori biblici non hanno scritto “summae theologicae” come Tommaso d’Aquino, né “dogmatiche ecclesiali” come Karl Bart, né encicliche. I loro scritti sono senza dubbio un antidoto efficace al dogmatismo e sicuramente un vaccino contro il fanatismo; è raro vedere un poeta terrorista…

E se, in conclusione di questo 2017, redigessimo le nostre “tesi” non come dei dogmi ma come dei sonetti, o come degli inventari alla Prévert, per accarezzare Dio, avvicinarci un poco alla sua essenza…? Se Dio è un’energia più che una persona, allora possiamo parlarne allo stesso modo in cui si comporremmo delle rime amorose, come si fa da sempre. E se, in aggiunta, vi mettessimo un po’ di gioia, di entusiasmo (che etimologicamente significa “essere in Dio”), allora le nostre poesie, i nostri scritti, i nostri culti non assomiglierebbero più alla “Ballata degli impiccati” di François Villon… anzi, arriverebbero vicini alla trascendenza gioiosa di una bella esistenza spirituale. Dio ama i poeti!


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