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Parola cattolica

La Messa vista
da un fedele cattolico

 

Di Pierre Évreux

letterato e musicista classico
attualmente è responsabile delle attività pubbliche
e membro della direzione di un conservatorio nell’Île de France


 

Traduzione di Giacomo Tessaro

18 dicembre 2017

L’elemento fondamentale che mi interpella nella Messa è la Parola, la lettura dei testi biblici nella loro dimensione “sonora”, indirizzata all’intenzione particolare di ciascuno dei membri dell’assemblea. La liturgia della Parola comprende una lettura dall’Antico Testamento, eventualmente un’epistola, un Salmo e il Vangelo del giorno. Se la predicazione che ne segue mi aiuta a chiarire le letture, tanto meglio; altrimenti, il solo ascolto dei testi e la loro ruminazione è già un nutrimento.

Ma la parola che durante la Messa mi interpella è anche quella che mi viene proposto di pronunciare: sono numerosi i “punti d’incontro” che mi permettono di dire e di sentirmi dire una parola nella quale mi ritrovo, che al tempo stesso mi chiama a oltrepassare la mia piccola persona e mi oltrepassa attraverso l’assoluto dell’atto di fede che stimola in me: chi potrebbe pronunciare il Padre Nostro o il Credo Apostolico senza sentirsi totalmente oltrepassato? Più modestamente, le numerose occasioni di pronunciare un “Amen” o qualche altra formula sono altrettante occasioni di impegnarsi sempre di nuovo. Qui l’affermazione è più naturale, più “nuda” perché parlata e non cantata, ma le occasioni per pronunciarla insieme attraverso i canti liturgici possono essere numerose.

Le diverse occasioni di sottolineare il consenso, che spesso assumono una dimensione fisica, possono sembrare un’imposizione, perché non sono io a scegliere il momento, le parole o i gesti, che sono tutte cose molto codificate. Paradossalmente però, proprio perché li conosco in anticipo, posso dare loro il senso che voglio e lasciarli risuonare del senso di cui continuamente si arricchiscono. Essi costituiscono uno spazio formidabile di libertà e di ascolto interiore. Una parola mi tocca particolarmente: “O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato”, che viene pronunciata al momento della consacrazione. Nessuna autoflagellazione, al contrario, quale speranza rinnova in me!


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