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Perché rimanere cristiani oggi ?

 

Di Henri Persoz

Henri Persoz è ingegnere in pensione.
Alla fine della sua carriera ha intrapreso gli studi completi di teologia che gli hanno permesso di difendere, ancora meglio di quanto già non facesse, il suo approccio molto liberale al cristianesimo.

 

Tratto da Évangile et Liberté, settembre 2017

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

16 settembre 2017

Convinzioni

Il continuo assottigliarsi dei fedeli cristiani in Europa deve per forza condurci ad abbandonare il cristianesimo? È venuto forse il momento di passare ad altro? Henri Persoz trova nella sua attività di predicatore le ragioni per restituire l’essenza del cristianesimo, atto quanto mai necessario per dare una risposta a quei problemi umani che non sono certo scomparsi.

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La perdita di influenza del cristianesimo in Europa non si può purtroppo negare. Il protestantesimo in Germania, in Svizzera e nel Nord dell’Europa sta arretrando in maniera sconvolgente. Il cattolicesimo in Francia sta perdendo molto terreno: per convincersene, basta vedere l’impressionante rarefazione dei sacerdoti. Per un gran numero di nostri amici e persone care, il cristianesimo al giorno d’oggi non ha più molto senso.

A mio avviso, una delle ragioni è che le Chiese, nel loro insieme, non si sono adattate ai tempi moderni. Troppo spesso utilizzano un linguaggio vecchio di secoli, per di più erede di un’epoca ancora più remota, tanto che i loro discorsi sono diventati, per molte persone, incomprensibili e privi d’interesse. Cosa significano per i nostri contemporanei queste storie di incarnazione, di redenzione, di crocifissione, di resurrezione, di sacramento, di un uomo che è al tempo stesso Dio? Perché la sua morte sulla croce dovrebbe riguardarci? E perché Cristo dovrebbe salvare il mondo? Come mai non l’ha fatto fino ad ora? Chi può credere al suo ritorno sulla terra? Tutto questo non ha più nessun significato al giorno d’oggi. Non c’è da stupirsi che i nostri contemporanei, i nostri giovani non si interessino più a queste vecchie storie, troppo distanti dalla realtà, dalle difficoltà della loro vita. Sicuramente esistono ancora dei credenti e nelle chiese un po’ di gente c’è (non molto giovane). Tuttavia, in Europa ci sono molti più non credenti che credenti e più gente al di fuori delle Chiese che non al loro interno. Possiamo quindi dire che oggi il cristianesimo è manifestamente in declino. Ora che ha cessato di rappresentare un obbligo sociale non è più capace di interessare le folle, salvo forse le tendenze cosiddette “evangelicali”.

E tuttavia il cristianesimo ha modellato la nostra civiltà. Ha difeso, pur se tardivamente, l’uguaglianza tra le persone. Ha indotto i governi a rendere più umane le leggi, ha permesso lo sviluppo di numerosissime opere di solidarietà, ha spinto molti uomini e molte donne a occuparsi dei più svantaggiati. Ha difeso la libertà. Luc Ferry, nel suo libro “Sagesse d’hier et d’aujourd’hui” (Saggezza di ieri e di oggi), non risparmia critiche al cristianesimo, riconoscendo però che “la morale cristiana ha fatto a pezzi i principî fondamentali delle grandi etiche aristocratiche greche”; il cristianesimo è “una rivoluzione di ampiezza abissale, in verità l’unica importante rivoluzione morale degli ultimi 2.000 anni”. Secondo Ferry, non è un caso che la democrazia si è sviluppata in terra cristiana e mai altrove. Ammettiamo pure che le sue parole siano andate oltre il suo pensiero. Come considerare il contrasto tra l’apporto che il cristianesimo ha offerto nel passato (nonostante tutti gli enormi errori delle Chiese) e ciò che è diventato oggi? La sua missione è terminata? Secondo me, per nulla.

Ovviamente bisogna riconoscere che il cristianesimo è vecchio di 2.000 anni e che durante tutti questi secoli la civiltà è stata completamente trasformata dal progresso della conoscenza, in particolare delle scienze. Non possiamo più pensare il cristianesimo come veniva concepito all’origine, né come l’hanno formulato i grandi teologi dei primi secoli o del Medio Evo. Lo stesso Gesù era impregnato della cultura del suo tempo e aveva senza dubbio opinioni, per esempio sull’onnipotenza di Dio o sulla fine dei tempi, che non possiamo più condividere. Qualcuno obietterà che il pensiero cristiano in realtà è evoluto molto e che il suo linguaggio è ben adattato ai tempi moderni: non è proprio così, visto che numerosi uomini e donne di oggi non riescono più ad aderirvi. Nessuno capisce cosa sia la Trinità, eppure i cristiani sono tenuti a credervi. Perché mai la morte di Gesù dovrebbe essere necessaria per cancellare il peccato degli esseri umani? In che modo ci salva? Perché Dio l’ha accettata? E come si fa a credere che una vita dopo la morte sia ancora possibile? Queste dottrine portano con sé troppi residui mitologici e irrazionali perché possano suscitare l’adesione della maggioranza dei nostri contemporanei: è anzi del tutto logico che se ne allontanino.

Allora, perché rimanere cristiani? Proprio perché Luc Ferry in un certo senso ha ragione: al di là della mitologia in cui era immersa la cultura giudaica (e a maggior ragione le altre culture) all’inizio dell’era cristiana, che ha inevitabilmente impregnato di sé i vangeli e gli scritti dell’apostolo Paolo, Gesù ha instancabilmente rammentato la dignità di tutti gli esseri umani e la necessaria solidarietà che deve accompagnare tutte le loro relazioni. Ha visto giusto quando ha detto che gli uomini pensavano troppo a se stessi e ben poco ai loro simili, che erano troppo dominati dal loro egoismo. Sono passati 2.000 anni ma i problemi dell’umanità rimangono gli stessi e ci stanno portando verso le peggiori catastrofi. Ecco perché l’etica cristiana è ancora necessaria a questo mondo, vista la sua eccessiva tendenza a essere dominato dalla ricerca del profitto e dalla mancanza di considerazione verso la gente umile, quella che lotta per sopravvivere o per vivere decentemente.

I vangeli sono impregnati di mitologia: non poteva essere altrimenti all’epoca. Le Chiese l’hanno trasformata in dogmi, ma questi dogmi sono in qualche modo presenti già nei vangeli stessi. Ma sono dogmi che non ci dicono più nulla; la maggior parte di essi ha perso la sua importanza. Invece tutti i discorsi di Gesù (al di là di ciò a cui non possiamo più credere), tutti i suoi incontri ci parlano della necessità di cambiare comportamento, di rispettare maggiormente il prossimo, di fare la nostra rivoluzione personale, di cambiare modo di pensare (un altro regno), di lasciarsi guidare soprattutto dalla carità: “Lì è il sangue del Signore” scriveva Ignazio d’Antiochia. È questa “L’essenza del cristianesimo”, dal titolo dell’opera del grande teologo tedesco Adolf von Harnack. Sono quarant’anni che predico e sono quarant’anni che cado regolarmente, attraverso i testi biblici, su questa lancinante evidenza: Gesù vuole condurre il suo popolo verso una rivoluzione morale. Possiamo ad ogni modo rilevare come questo messaggio sia stato percepito, nei secoli, da un grande numero di pensatori cristiani. Nella nostra epoca e in ambito protestante, il “cristianesimo sociale” ha ripreso in pugno questa fiaccola. Io penso semplicemente che per questo messaggio vale la pena continuare a sostenere il cristianesimo, perché ancora ispira nel mondo innumerevoli buone azioni, innumerevoli azioni nei Paesi in difficoltà. Certamente anche altre culture e altre religioni hanno le stesse motivazioni: tanto meglio. Ma io sono nato all’interno del cristianesimo e lo sostengo perché lo conosco.

Per spiegare i testi biblici, a volte decisamente difficili da comprendere, ho sempre cercato di farmi guidare dalla ragione. A differenza di Tommaso d’Aquino, penso che la teologia debba essere al servizio della ragione e non viceversa. Se la analizziamo bene, la predicazione di Gesù non si oppone in alcun modo alla ragione, sempre che ci focalizziamo sul cuore del suo messaggio e lasciamo da parte il suo modo di esprimersi, troppo segnato dalla sua epoca e dalla sua cultura. Ecco perché la sua predicazione è ancora accessibile e assolutamente necessaria alla nostra modernità.

 


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