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La comunità

fondamento della Chiesa

 

I Tessalonicesi 5:14-24 ; Luca 17:11-19; Romani 8:12-17

 

Giacomo Tessaro

 

19 ottobre 2014

Sorelle e fratelli,

fare parte di una comunità: una cosa certo non facile, che tutti a parole ritengono indispensabile ma che pochi, forse, sanno realmente fare. Cosa dobbiamo dire della comunità cristiana? Nonostante nella nostra epoca molti lo pensino, essere cristiani isolati è una cosa che ha poco senso. Molte sorelle lo sanno bene: fanno parte di questa comunità da molti anni, fin da quando erano giovanissime, hanno dedicato la vita a questa comunità che un tempo raccoglieva buona parte degli abitanti di Vintebbio, e con il passare degli anni hanno assistito al suo progressivo assottigliarsi. Probabilmente l'organizzazione e la gestione di una comunità cristiana è una cosa poco attraente per una persona di oggi (ma forse non solo di oggi), presa dalle varie incombenze quotidiane che il mondo pretende. Per entrare in una comunità cristiana e per collaborare al suo nutrimento spirituale e alla sua gestione materiale non bisogna essere assunti; chi si avvicina a una chiesa lo fa perché lo Spirito lo ha chiamato e ha cominciato a lavorare in lei o lui. La persona in questione sente una chiamata, ancora molto vaga, a seguire Gesù Cristo, ma all'interno della comunità avrà modo di approfondirla e di sentire la chiamata in modo più vivido e definito. Cosa deve fare la comunità nei confronti di chi si avvicina ad essa e, in generale, di tutti i suoi membri? Ciò che Paolo raccomanda ai Tessalonicesi, una comunità nuova, fondata poco tempo prima, vale molto bene per noi oggi, anche se noi, a differenza delle comunità paoline, abbiamo una tradizione cristiana molto lunga alle spalle e molti di noi sono credenti da lungo tempo, a differenza dei Tessalonicesi che si erano convertiti da poco dal paganesimo. C'è una somiglianza tra noi e quella comunità che vorrei sottolineare: i Tessalonicesi vivevano in un ambiente pagano, noi viviamo in un mondo in gran parte scristianizzato, che possiamo definire per certi versi “neopagano”. Essere cristiani oggi, essere evangelici in Italia, cioè, molto spesso, venire da una famiglia e un ambiente cristiani solo di nome, in cui nulla si sa e si dice dell'Evangelo, e convertirsi, essere chiamati dal Padre nella sua vigna, è una condizione molto poco capita da chi ci circonda. La comunità cristiana ha delle regole sue, tratte dall'Evangelo, che spesso poco si adattano alla mentalità corrente, ed è questo che distingue o dovrebbe distinguere i cristiani da un ambiente circostante cinico e competitivo.

 

I doveri di una autentica comunità

Assieme a Paolo, rinfreschiamoci la memoria su quali sono i doveri di un comunità cristiana: “Vi esortiamo, fratelli, ad ammonire i disordinati, a confortare gli scoraggiati, a sostenere i deboli, a essere pazienti con tutti. Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male; anzi cercate sempre il bene gli uni degli altri e quello di tutti. Siate sempre gioiosi”. Da un certo punto di vista queste raccomandazioni possono apparirci persino banali: quante volte abbiamo sentito dire che dobbiamo confortare chi sta male, o essere sempre gioiosi? Da molte parti si sente dire, è vero, ma quanti prendono queste raccomandazioni come pillole di saggezza spicciola e quanti invece come indicazioni indispensabili per la vita di una comunità che si vuole seguace di Gesù Cristo? Quanti sono consapevoli che, senza uno stile di vita ispirato all'Evangelo, non ci si può sottrarre alle tendenze più negative del mondo, quelle che ci impongono l'arroganza, la prevaricazione e non di rado anche la violenza? Voi fate parte di questa comunità da molti anni, vi prendete cura le une delle altre da una vita e avete fatto esperienza numerose volte di cosa significhi vivere in una comunità cristiana; se mi è concesso aggiungere una piccola impressione personale, quando sono giunto qui pochi anni or sono, mi ricordo benissimo la vostra accoglienza e il vostro sostegno incondizionato che ho potuto sperimentare nel corso di questi anni; posso dire con cognizione di causa che questa è una comunità cristiana che sarebbe un esempio per non poche congregazioni, pur nelle difficoltà e nelle ristrettezze in cui è costretta a vivere.

 

La comunità e la preghiera

Proseguiamo ora con le indicazioni di Paolo ai Tessalonicesi: “Non cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito. Non disprezzate le profezie; ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene; astenetevi da ogni specie di male”. Se prima abbiamo visto come ci si deve comportare gli uni verso gli altri, qui abbiamo delle indicazioni su come comportarsi nel rapporto con Dio. Le profezie sono un tipo di adorazione che, per quanto ne sappiamo, era assai diffuso nelle comunità primitive. Noi riformati abbiamo molta poca confidenza non solo con le profezie, ma anche con le preghiere spontanee: abbiamo timore di aprirci eccessivamente, o forse non siamo abituati a farlo. Non ho esperienze personali di comunità in cui le profezie sono ordinaria amministrazione, non so quanto venga seguito il consiglio di Paolo di esaminare ogni cosa e ritenere ciò che è buono e utile, dove è sottinteso che non tutto ciò che viene profetizzato serve all'edificazione della comunità, anche se forse può servire al singolo.

 

Da Vintebbio nel mondo

Forse Vintebbio non ha mai, o quasi mai, visto cose spettacolari come ondate di profezie o parlare in lingue; credo però che abbia testimoniato un amore fraterno costante e un'accoglienza che comunità molto più grandi e più ricche di doni non sempre riescono a esprimere; la storia di questa comunità, un minuscolo frammento della storia della Valsesia, è la storia di una fede mantenuta viva nella gioia e nella sollecitudine. Cosa possiamo dire per il futuro? Cerchiamo insieme di nutrire la nostra fede attraverso il culto comunitario e la meditazione individuale, purtroppo ci manca lo slancio per proiettarci all'esterno e rendere la testimonianza efficace che ci si aspetterebbe da noi. Come la vostra testimonianza è stata preziosa per me, può ancora dire molto a chi si avvicina a noi mosso dallo Spirito per cercare Gesù Cristo, stanco delle promesse del mondo. Il padrone deve ancora mandare molti operai nella sua vigna. Questa comunità è un piccolo settore della vigna, che negli anni però ha dato prova di santità. Il Signore voglia farci incontrare sorelle e fratelli in cerca di Gesù.

Amen.

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