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Editoriale

 

 

Di James Woody

pastore della Chiesa Protestante Unita di Francia a Montpellier
e dirige Évangile et Liberté, l’associazione protestante liberale francofona

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

7 aprile 2017

L’assenza di costrizione non produce libertà. Che si tratti del popolo ebraico che esce dall’Egitto (la casa di servitù), di un popolo che si libera di una dittatura o di un giovane che lascia la casa dei genitori, divenire liberi non vuol certo dire che non ci saranno più legami tossici, più nessuna manipolazione, nessuna tutela, nessun obbligo. Sbarazzarci di tutte le pastoie ci permette di avanzare sul nostro cammino, ma se non abbiamo nessun posto dove andare, che ne sarà di noi? Saremo simili agli Ebrei che volevano tornare indietro per riavere le pentole piene, a costo di ritrovare anche il peso delle catene.

La libertà ha bisogno di un orizzonte che dia un senso alla nostra storia. La libertà ha bisogno che aderiamo a dei punti di vista, a dei progetti di vita, a delle convinzioni, tutte cose che i vangeli chiamano Regno dei Cieli o di Dio. La predicazione di Gesù ci invita a orientare la nostra vita verso ciò che favorisce l’accoglienza dell’ignoto, dell’inatteso, di ciò che dà valore ai talenti, che rende giustizia alle persone, che suscita il perdono, che mette in atto l’amore incondizionato. Per arrivare ad aderire a tutto questo (adesione che la Bibbia chiama “fede”) bisogna prima imparare ciò che è necessario per discernere cosa può costituire il nostro orizzonte. Dobbiamo imparare anche ad assumere la nostra parte attiva nel Regno. Non c’è libertà senza quella educazione che ci insegna a individuare le minacce e ci fa sviluppare il tesoro dell’intelligenza del cuore. Tutto questo si impara in famiglia, a scuola, in chiesa, ovunque operiamo. Buon rientro a molti, buona scuola di libertà a tutti e tutte.


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