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« Abbandona il tuo paese »


 

Di André Gounelle

pastore, professore onorario all’Istituto protestante di teologia di Montpellier, è autore di numerosi libri e collaboratore di Évangile et Liberté da 50 anni

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

26 marzo 2017

Secondo un’antica leggenda, Romolo fondò Roma creando un recinto e circondandolo di un fossato che era proibito attraversare: esso delimitava uno spazio che era il suo, gestito da lui, che definiva l’identità della sua nazione. Esso simboleggia il paganesimo (la religione del “pagus”, della campagna), la cui priorità è la terra, il campo e la casa di proprietà. Ingrandendo smisuratamente il suo impero, Roma ha allargato il suo particolarismo legato alla terra a un mondialismo imperialista.

Secondo un racconto biblico Abra(a)mo, in risposta a un ordine di Dio, abbandona il suo paese, la sua patria, la casa di suo padre e si mette in cammino. Non traccia frontiere, le oltrepassa. Non si stabilisce, non si radica: viaggia, sta sempre andando da un’altra parte. Genera un popolo la cui identità sarà segnata da spostamenti e dispersioni (anche se l’attaccamento alla Palestina finirà per avere un ruolo importante). È il simbolo di una religione nella quale il tempo, la storia, l’andare avanti hanno la priorità.

A mio avviso, attraverso Abraamo Dio ci invita a non rinchiuderci nelle nostre identità e a non sacralizzarle; ci chiede anzi di uscirne per andare verso un altrove che non è un altro territorio, bensì quello che il Nuovo Testamento chiama il Regno, ovvero una pace e una giustizia universali, che si estendono a tutto ciò che esiste. La supremazia dello spazio irrigidisce, divide e oppone; il primato del tempo rende possibili delle evoluzioni, degli incontri e delle relazioni che saranno una benedizioni per tutti.


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