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Religioni e confessioni


André Gounelle


pastore, professore onorario all’Istituto protestante di teologia di Montpellier,
è autore di numerosi libri e collaboratore di Évangile et Liberté da 50 anni.

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

22 febbraio 2017

Talvolta si dice che cattolici, protestanti e ortodossi condividono la stessa religione ma si distinguono per la confessione a cui fanno riferimento; invece cristiani, ebrei, musulmani e buddhisti seguono religioni diverse. Mi sembra che tali affermazioni utilizzino in modo errato i termini “religione” e “confessione”. So bene che ogni definizione è sempre in parte arbitraria e che una terminologia esatta non risolve i problemi; essa però aiuta a chiarirli e tentare di determinare il senso delle parole non è inutile.

Spesso si fa derivare il termine “religione” dal verbo latino “religare”, che significa “collegare”, “stabilire delle relazioni”. Anche se questa etimologia è discutibile, il termine “religione” si applica normalmente al modo in cui organizziamo e concepiamo la nostra relazione con Dio, con i nostri simili, con noi stessi e il mondo. La confessione fa capo alla fede: essa dice in chi o in cosa poniamo fiducia per la nostra vita, indica chi o cosa orienta e dirige la nostra esistenza. Con queste definizioni è difficile considerare le Chiese cristiane confessioni diverse e vedere nell’Islam, nel giudaismo e nel cristianesimo religioni diverse.

Ho appena letto il libro di un filosofo marocchino che presenta una interpretazione “personalista” dell’Islam (purtroppo non tutti i musulmani la condividono). Secondo il Corano e la sunna, afferma lo studioso con l’appoggio di molte citazioni, tutti gli esseri umani (compresi i miscredenti) hanno diritto, in quanto creature di Dio, a un rispetto totale in quanto intrattengono con Dio una relazione diretta e individuale, senza l’obbligo della mediazione di un clero o un rito; ognuno deve seguire il suo cammino senza imitare o riprodurre un modello; inoltre, dobbiamo aiutarci l’un l’altro e impegnarci per migliorare il mondo. Percorrendo quelle pagine ho avuto a più riprese la sensazione che la sua religione sia molto vicina alla mia, nel senso che le nostre concezioni del rapporto con Dio e fra gli uomini si assomigliano. Per contro, non abbiamo certamente la medesima confessione di fede: lui crede che Muhammad è il messaggero e il Corano è il messaggio di Dio, mentre per me sono rispettivamente Gesù e l’Evangelo (ambedue ammettiamo che Dio si manifesta anche altrove).

Invece molti cattolici (non tutti) organizzano la loro spiritualità attorno all’eucarestia, alla comunione con il loro vescovo e il Papa, alla venerazione di Maria e dei santi. Molti evangelicals (non tutti) sono convinti che la Bibbia sia dettata da Dio (per me è una testimonianza umana resa a Dio) e credono una quantità di cose che a me paiono false. Costituiscono una religione, un modo di concepire e vivere la loro relazione con Dio diversa dalla mia; per contro abbiamo la stessa confessione, ovvero che Dio si rivela e agisce in quel Gesù di cui parlano i vangeli. Da parte sua, il filosofo marocchino condivide con tutti gli altri musulmani la confessione di fede (Muhammad è il profeta di Allah) ma concepisce e vive l’Islam in maniera diversa rispetto a molti di loro, in particolare gli islamisti. Ho fatto l’esempio di un musulmano ma potrei portare esempi tratti dai mondi giudaico o buddhista.

Si può essere molto vicini dal lato religioso e molto distanti per quanto riguarda la confessione di fede. Si può avere la medesima confessione di fede e avere due religioni opposte. Mi sembra che, se avessimo una chiara coscienza di ciò, eviteremmo molti malintesi.

André Gounelle, pastore, professore onorario all’Istituto protestante di teologia di Montpellier, è autore di numerosi libri e collaboratore di Évangile et Liberté da 50 anni.

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