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Parola ortodossa

L’uomo di fronte
a Meetic Affinity


Di Goran Sekulovski

insegna patrologia all’Istituto di Teologia Ortodossa San Sergio di Parigi
e storia della Chiesa e teologia all’Istituto Superiore di Studi Ecumenici,
un istituto cattolico di Parigi.
Lavora sul dialogo islamico-cristiano con la Facoltà di Teologia Protestante di Ginevra

 

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

18 febbraio 2017

A più riprese, nella storia, si è tentato di dare una definizione dell’uomo senza tenere conto della sua relazione con il suo ambiente naturale. A partire dal filosofo stoico Crisippo di Soli passando per la tradizione filosofica occidentale, da Cartesio fino all’epoca contemporanea, è tutto un tentativo di definire l’uomo come essere razionale e intelligente, un logikon zôon. Tale definizione ha portato con sé delle conseguenze importanti dal punto di vista antropologico, ma anche ecologico: l’uomo ha sviluppato le sue capacità intellettuali in maniera indipendente, senza alcun legame con il suo corpo. Per creare intelligenza, ormai, sono sufficienti degli esseri che pensano e che non hanno alcun bisogno del corpo nel processo di creazione del pensiero. Questo oggi è particolarmente visibile nei progressi tecnologico-matematici, nelle nuove tecnologie e nell’internet, dove è evidente il rischio di ridurre, se non di trascurare completamente, il corpo come strumento d’intelligenza. In questo modo si è instaurata la prassi di comunicare, pensare, commerciare e persino incontrare il proprio partner e innamorarsi senza la partecipazione del corpo, bensì attraverso Meetic Affinity o Attractive World.

Ora, la verità sull’uomo non può essere trovata solamente nella sua anima, né nella sua intelligenza, bensì nell’unione organica di anima e corpo e, per molti Padri della Chiesa, anche di spirito. Tale ruolo unificatore dell’uomo è ben illustrata dall’etimologia delle parole che designano l’essere umano in greco e latino. La parola greca “anthrôpos” designa un essere che volge lo sguardo verso l’alto; in latino, al contrario, i termini “homo” e “humanus” sono riconducibili a “humus”, che significa “terra”. Tale dunque è l’essere umano: un essere che leva lo sguardo verso il cielo, capace di elevarsi spiritualmente, dotato di coscienza e di senso del mistero, capace di unione mistica con il divino; ma, allo stesso tempo, un essere che mantiene i piedi ben saldi in terra, dotato di un corpo fisico, che mangia e beve e che esprime l’amore interpersonale attraverso l’unione sessuale in “una carne sola” (Genesi 2:24 ; Matteo 19:5).

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