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Il mio piccolo mondo

 


Di Nicole Roulland

laureata in teologia protestante
è pastora della Chiesa Protestante Unita di Francia in Savoia

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

18 febbraio 2017

Domenica 13 dicembre 2015, celebrazione della luce di Betlemme nella chiesa del Sacro Cuore di Chambéry. L’anno precedente ero riuscita a marcare visita, tra il periodo di Avvento già sovraccarico di impegni, la festa di Natale della mia comunità il mattino stesso… e la mia gravidanza di più di cinque mesi. Mi sostituì un fratello della comunità e andava bene così.

Questa volta non avevo più la scusa della gravidanza ma sarei rimasta comunque a casa a fare una siesta. Non perché non ami gli scout (orgogliosissima del mio fazzolettone viola e giallo) o perché sia allergica all’ecumenismo (ci sguazzo dentro fin da quando sono nata e lo faccio tutt’ora con gioia…), ma quel periodo è veramente sovraccarico di incontri e celebrazioni.

Senza più scuse, ma con la mia toga da pastora, eccomi seduta a fianco del vescovo (che mia figlia maggiore scambia per il Papa; ah, l’ignoranza dei piccoli protestanti!) e di vari altri sacerdoti e diaconi, davanti a 300 scout dalle camicie variegate – c’erano gli scout unionisti, di Francia, d’Europa, della natura – e più di 200 adulti. Ecco che appare la luce di Betlemme, portata da quattro scout dagli 8 ai 18 anni. Sfilano le testimonianze e tutte suscitano una viva emozione. Mentre la celebrazione va avanti riesco a riconoscere tra la folla dei volti famigliari: amici di scuola, colleghi di mio marito, una compagna di pallavolo, una vicina e una zia, scesa per l’occasione dalle sue montagne.

La mia vita quotidiana, così ben compartimentata, è esplosa in questa chiesa. Tutto il mio piccolo universo, tutte le mie reti sociali erano rappresentate su quei banchi: in teoria non hanno niente a che vedere gli uni con gli altri, non ci si aspetterebbe di vederli insieme… Tutti e tutte sanno che sono pastora, ma ciascuno e ciascuna di loro mi conosce soprattutto per altri motivi: sono la mamma di, la moglie di, quella che suona Brassens, la signora del secondo piano, la nipote… Avrei potuto rimanere turbata da questa strana concomitanza, da questo sorprendente fritto misto, ma in realtà mi sentivo bene, come rassicurata, anzi persino appagata.

Alla fine, ho fatto bene a sacrificare la mia siesta!

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