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Citare le Scritture

può essere una tentazione

 


Di Michel Barlow

saggista, romanziere, teologo e docente universitario emerito di lettere e scienze dell’educazione.
Collabora regolarmente alla rivista cattolica contestataria Golias Hebdo e ad Évangile et Liberté

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

28 décembre 2016

La scena delle tentazioni di Gesù nel deserto (Matteo 4:1-11) ha ispirato le interpretazioni più diverse: possiamo vedervi, con gli accenti solenni di un Victor Hugo, una battaglia di titani che scuote le fondamenta dell'umanità e della storia: una guerra totale tra “il Diavolo e il Buon Dio”! Possiamo leggere questa pagina, ancora, come un racconto delle Mille e una notte: il diavolo trasporta Gesù (su un tappeto volante?) sul pinnacolo del Tempio, poi su un alto monte (versetti 5 e 8); a meno che tutto questo non sia una discreta allusione ai voli planati di Elia, trasportato dallo Spirito nei luoghi più inattesi (1 Re 8:11).

Le esagerazioni del racconto evangelico invitano a una lettura simbolica la quale, del resto, richiede a chi legge ben più di un rapporto che si vuole realistico. Tutte le Chiese e tutti i fedeli, senza eccezioni, incontrano un giorno o l'altro (se non quotidianamente!) la tentazione di salvare la pelle a ogni costo (trasformare le pietre in pani); la tentazione del potere politico ed economico (dominare sui regni della terra); oppure la tentazione di appoggiare la propria autorità su dei pretesi “segni e prodigi” (gettarsi dall'alto del Tempio).

Mi piace pensare che vi sia un certo umorismo, volontario o meno, nel presentare il combattimento tra il Figlio di Dio e il Diabolos come una controversia tra rabbini (o tra teologi, se si preferisce) sul problema dogmatico ed etico del “Figlio di Dio”! Non è sfuggito al cattolicissimo G. K. Chesterton (1874-1936) il fatto che, al versetto 6, “il diavolo, per tentare, non esiti a citare le Scritture”, nel nostro caso i versetti 11 e 12 del Salmo 91: “Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra”. In questo modo, il racconto mette in discussione perfino il nostro modo di leggere le Scritture!

Per Gesù le citazioni bibliche sono uno scudo contro ciascuno dei tentativi del Diavolo (Deuteronomio 8:3 al versetto 4; Deuteronomio 6:16 al versetto 7; Deuteronomio 6:13 al versetto 10). Il Diavolo, invece, utilizza i versetti del Salmo come un'arma d'offesa, per condurre Gesù a condividere il suo punto di vista (etimologicamente, per sedurlo: se-ducere).

Potremmo quasi dire che qui il Diavolo compie una lettura fondamentalista del testo biblico! Infatti prende questi versetti nel loro senso letterale e fuori contesto: gli angeli dovrebbero servire da paracadute quando Gesù si lancerà dall'alto del Tempio, mentre il Salmo 91, nel suo complesso, è un inno di fiducia a Dio: l'azione degli angeli non è che una metafora che traduce la sollecitudine di Dio per i suoi figli.

Notiamo anche come il Diabolos utilizzi la citazione delle Scritture non come fonte di riflessione ma come pezza d'appoggio di convinzioni preconcette: nella sua bocca troviamo la conclusione di un ragionamento implicito: “poiché sta scritto...” (versetto 6). Anche in questo, la sua lettura della Bibbia è simile a quella di certe Chiese o uomini di Chiesa. La primavera scorsa, la decisione della Chiesa Protestante Unita di Francia di autorizzare la benedizione delle coppie dello stesso sesso ha suscitato degli esempi iperrealistici di tale maniera di strumentalizzare le Scritture!

Ad ogni modo, il Dia-bolos merita pienamente il suo nome di “divisore”: è bravissimo nel dividere i cristiani tra di loro e al loro interno. Selezionando parole scritturali fuori contesto, le utilizza per appoggiare le proprie idee e le strombazza pieno d'arroganza! La scena delle tentazioni nel deserto ha, tra le altre cose, il merito di mostrarci cosa assolutamente non dobbiamo fare con la Bibbia se vogliamo rimanere fedeli allo spirito di Gesù Cristo!

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