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In che modo Gesù Cristo

è resuscitato?

 


Di Louis Pernot

pastore della Chiesa Protestante Unita di Francia a Parigi,
dove anche insegna all’Istituto Protestante di Teologia

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

28 décembre 2016

Il cristianesimo insiste molto sul fatto che essere cristiani vuol dire credere nella resurrezione di Cristo. Ma in che modo è resuscitato? A questa domanda si danno risposte molto diverse: alcuni credono a una resurrezione del tutto corporale: Gesù ritorna in vita, si toglie le bende, fa rotolare la pietra e appare ai discepoli; altri, al contrario, diranno che i racconti biblici non sono altro che l'espressione immaginosa dell'esperienza spirituale dei discepoli: Gesù è veramente morto fisicamente, ma essi scoprono che tutto ciò che ha detto, fatto e trasmesso rimane valido, che è spiritualmente presente con loro per accompagnarli su un nuovo cammino.

Nella Bibbia stessa troviamo ambedue le tendenze: alcuni testi vogliono farci credere a un tipo di presenza del tutto materiale: vediamo così Gesù che mangia del pesce assieme ai suoi discepoli (Luca 24:36-43). Altri presentano il Gesù resuscitato sotto un aspetto più spirituale: non viene riconosciuto, passa attraverso i muri, si trova in due luoghi diversi nello stesso momento. Nello stesso senso, registriamo che il Cristo resuscitato appare solamente ai credenti: non si vendica presentandosi a Pilato o ai capi dei Giudei per confonderli. La sua presenza non viene mostrata come oggettiva, bensì come un'esperienza che si vive nella fede.

L'aspetto soggettivo della resurrezione di Cristo è confermato dalla mancanza di coerenza tra i racconti di apparizioni dei vangeli. Sul ministero di Gesù molti sono i passi paralleli, ma quando si tratta delle apparizioni i racconti divergono molto. La modalità di presenza del resuscitato non è oggettiva, è un'esperienza personale.

In Paolo non c'è nulla di corporale. Nel bel capitolo 15 della prima lettera ai Corinzi insiste sull'importanza della resurrezione di Gesù dicendo “se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione”; parla delle apparizioni a Pietro e ai Dodici ma conclude dicendo che Cristo è apparso anche a lui alla stessa maniera. Secondo lo schema di Luca, però, Gesù non avrebbe dovuto apparirgli: per questo evangelista Gesù resuscita il terzo giorno, poi appare fino a quaranta giorni dopo la sua morte: poi il suo corpo viene elevato in Cielo (Ascensione) e non appare più, e dieci giorni dopo è Pentecoste. Ora, Paolo si è convertito molto più tardi. L'unico avvenimento a cui può fare riferimento è la sua vocazione sul cammino per Damasco, esperienza raccontata tre volte nella Bibbia. Si parla di una luce, di una voce, a volte i compagni di viaggio vedono la luce ma non sentono la voce, a volte il contrario, ma in ogni caso non c'è niente da vedere, nessun corpo fisico! Per cui, in Paolo, ciò che lui presenta come un'apparizione a lui rivolta non è altro che la sua esperienza di conversione.

D'altra parte, lo studio storico dei testi mostra come diversi racconti di resurrezione siano aggiunte tardive. La pesca miracolosa di Giovanni negli altri vangeli avviene prima della morte di Cristo e in Marco vediamo le tracce di più chiuse alle quali è stato aggiunto ulteriore testo. L'unico avvenimento oggettivo che tutti i vangeli condividono, e con il quale probabilmente in origine terminavano, è la tomba vuota. I testimoni vanno alla tomba per adorare il corpo di Gesù e la trovano vuota. Il messaggio è chiaro: non bisogna cercare la presenza di Cristo in una tomba o in un cadavere, egli è “in cielo”, va cercato spiritualmente.

 

 

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