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Il carbonaio non esiste

 


Di Abigaïl Bassac

diplomata in scienze religiose e studia all'Istituto Protestante di Teologia
dove opera anche come assistente ai docenti
caporedattrice aggiunta di Évangile et Liberté

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

11 novembre 2016

Riflettere è difficile? Forse no! Richiede grandi conoscenze? Non necessariamente! Abigaïl Bassac vuole spronare i timidi e i pigri sulla via della ricerca. Non accontentatevi di credere a ciò che “si dice”: osate farvi domande, sentitevi autorizzati a pensare. Con la vostra testa!

Ho spesso sentito delle fedeli (si tratta soprattutto di donne) dire a me, studentessa di teologia: “Io non faccio teologia, non ci capisco nulla, la mia fede è quella del carbonaio”. Dietro queste affermazioni risuona un sentimento di incapacità, o anche la sensazione che il lavoro teologico sia un'impostura. Esse presuppongono una visione della teologia lontana le mille miglia da quella che voglio difendere. La teologia non è un'attività per intellettuali patentati.

Cosa vuol dire fare teologia? Si possono proporre definizioni più larghe o più ristrette ma qui mi accontenterò di fornire degli esempi di cosa si occupa la teologia. Nella prospettiva protestante lo studio della Bibbia ha il posto d'onore nella riflessione teologica. Certo, è rarissimo che un testo biblico abbia un senso immediato per noi. È normale! Quale altra opera antica è immediatamente accessibile per noi? È necessario un lavoro di interpretazione, che però è alla portata di qualsiasi persona motivata. Il carbonaio e la sua fede sono capacissimi di aprire una Bibbia e provare a cercarvi i tesori che gli autori vi hanno posto.

Interpretare

Bibbia alla mano, il carbonaio può per prima cosa ripensare l'eredità lasciatagli dai cristiani che l'hanno preceduto. Prendiamo un esempio concreto: che fare della “vergine” Maria? Avere “la fede del carbonaio” implica accettare l'idea che una donna possa concepire un bambino da sola o con l'aiuto dello Spirito Santo quale agente magico, perché altri ci hanno detto di crederlo o perché pensiamo che la Bibbia “dica” questo. Invitiamo allora il carbonaio a interrogare questa credenza alla luce di ciò che la vita gli insegna. Ha mai visto una donna rimanere incinta senza che un suo ovulo abbia incontrato uno spermatozoo? Leggere la Bibbia avendo in mente la nostra esperienza è cruciale, fare posto, nella nostra interpretazione, a tale esperienza è legittimo: il mondo biblico è mitologico, non magico.

Invitiamo ora il nostro carbonaio ad aprire le genealogie di Gesù in Matteo e Luca, gli unici testi del Nuovo Testamento che si interessano alla sua nascita. Se confrontiamo le due genealogie, subito saltano agli occhi le incoerenze. Luca fornisce solo nomi maschili (com'era abituale), Matteo elenca cinque donne. Che cosa ci fanno Tamar, Raab, Rut, Betsabea e Maria? Le prime quattro sono personaggi della Bibbia ebraica. Tamar si traveste da prostituta e giace con il padre di suo marito per assicurare la sua discendenza (Genesi 38). Raab è una vera prostituta che aiuta le spie di Giosuè (Giosuè 2). Rut, una Moabita, giace con Boaz ubriaco per convincerlo a sposarla (Rut 3), mostrandosi così una donna intraprendente. Quanto a Betsabea, Matteo ne parla in questi termini: “Davide generò Salomone da quella che era stata moglie di Uria” (Matteo 1:6; cfr. 2 Samuele 11). Siamo in presenza perlomeno di un adulterio, se non di uno stupro, se facciamo l'ipotesi, non certo campata per aria, che una donna convocata dal re abbia ben poca voce in capitolo sulla sorte a lei riservata. Ultima troviamo Maria, incinta senza essere sposata.

Si può credere che, se Maria è incinta per opera dello Spirito Santo, ciò significa che è stata inseminata magicamente. Anche se questa idea mi sembra assurda, ma diamole una chance e diciamo: perché no? Ma sotto quale punto di vista tale fecondazione magica dovrebbe essere una buona novella per qualcuno? Certamente non lo è per tutte quelle donne che soffrono di sterilità.

Proviamo un'altra lettura. Questi cinque personaggi femminili sono condannabili in seno a una società nella quale la purità sessuale, pensata dagli uomini, è ciò che rende una donna rispettabile. Ecco però: è grazie a loro che Cristo viene al mondo! E se Maria fosse stata violentata da un soldato romano, come tante altre donne palestinesi di quell'epoca? Violentata, e tuttavia gravida di Cristo. In questo caso Matteo ci sta annunciando, ai suoi primi lettori, a voi, a me, a tutte le donne vittime della prostituzione, degli stupri a loro inflitti, che il Cristo, il divino in mezzo agli uomini, può venire da loro. Più in generale, Matteo sta affermando che nessuno potrà mai ridurci a marionetta, che il male subìto si può superare, che la vita e il divino si aprono insieme un sentiero, anche in mezzo all'orrore. Se questa non è una Buona Novella indirizzata all'essere umano...

Sentirsi autorizzati

A quali conoscenze deve fare appello il carbonaio per interpretare questo testo? Certo, gli ci vorrà un bagaglio biblico per identificare i personaggi femminili elencati da Matteo, ma una semplice lettura della Bibbia ebraica basterà per familiarizzarsi con queste grandi figure. Bisogna anche che il carbonaio sappia che la prostituzione, l'adulterio, l'iniziativa della donna nella seduzione e lo stupro degradano le donne agli occhi della società palestinese antica. Non c'è dubbio che questa riflessione sarà alla portata di qualsiasi carbonaio, anche oggi, tanto i pregiudizi sono duri a morire. Soprattutto è necessario, e qui sta la vera difficoltà, che il carbonaio si senta autorizzato a tenere conto della sua esperienza e a produrre un'interpretazione della Bibbia che abbia un senso per lui.

La forza della Bibbia non sta nei dogmi che, secondo qualcuno, essa imporrebbe, ma nella trasformazione che la sua lettura provoca in ogni lettore e lettrice che vi si arrischi. Pensare la nostra vita di fronte a Dio: ecco cosa i testi biblici ci aiutano a fare, ecco cosa siamo tutti autorizzati a fare. Diplomati in teologia o meno, pastori o semplici fedeli, fini conoscitori della Bibbia o principianti, tutti noi siamo autorizzati a lasciarci leggere dalla Bibbia e a sentire la Buona Novella che essa annuncia per noi, qui e ora.

Carbonai, vi è stato detto che Maria è rimasta incinta per opera dello Spirito Santo? Di fronte a Dio, domandatevi quale senso può avere questa affermazione e sotto quale punto di vista essa costituisca una Buona Novella per voi. Vi è stato detto che Gesù vi salva? Di fronte a Dio, domandatevi se avete bisogno di essere salvati, e se sì, da cosa. Vi è stato detto che Gesù era vero Dio e vero uomo? Di fronte a Dio, domandatevi cosa sono la divinità e l'umanità. Vi è stato detto di amare il vostro prossimo? Di fronte a Dio, domandatevi cosa vuol dire amare e chi è il vostro prossimo. Vi è stato detto che la vita è più forte della morte? Di fronte a Dio, domandatevi cosa sono la vita e la morte.

La teologia è anche questo. Interpretate la vostra vita. Nessuno è in grado di farlo meglio di voi. Il linguaggio cristiano fornisce termini e concetti che attendono degli interpreti che diano loro vita. Più il linguaggio è ricco, più il mondo che descrive è raffinato e sottile, più esso è comprensibile, sopportabile, fonte di gioia. Lungi dall'essere un'occupazione per pochi intellettualoni, la teologia è un lavoro di interpretazione della nostra vita di fronte a Dio poiché, a dire il vero, tutto può essere pensato teologicamente. Noi abbiamo ricevuto il linguaggio cristiano, con questo linguaggio bisogna che creiamo e ci lasciamo creare dal lavoro teologico. A ciascuno la sua vocazione, non tutti sono nati per essere pastori o professori di dogmatica; forse abbiamo un vago interesse o il gusto per la teologia, o forse ne siamo totalmente ossessionati, al punto da consacrarle la nostra vita professionale. Ma il “carbonaio” non è altro che un teologo che ignora di esserlo. La mia convinzione è che, come scriveva Raphaël Picon, noi siamo “tutti teologi”.

 

 

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