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Il Papa e il matrimonio

 


Di André Gounelle*

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

24 maggio 2016

L'esortazione apostolica “La gioia dell'amore” di papa Francesco si compone di 321 paragrafi, piuttosto ricchi e densi. Non intendo certamente commentarla e discuterla in poche righe: non sarebbe una cosa seria, questo documento si merita di più. Faccio solo notare quello che ha rilevato la stampa: il Papa vuole ammorbidire l'atteggiamento della Chiesa cattolica verso i divorziati risposati e le coppie non sposate. Senza abolire le rigidissime norme in vigore, Francesco ne auspica un'applicazione flessibile e umana. Ce ne rallegriamo.

Non sembra tuttavia che il Papa abbandoni o affievolisca il diritto che avrebbe la Chiesa di giudicare (o di “discernere”, il che è lo stesso, solo espresso con maggiore delicatezza): ha forse dimenticato di avere detto un giorno “Chi sono io per giudicare”?

Il protestantesimo ha posto il principio (troppo spesso senza applicarlo) secondo il quale il giudizio appartiene solamente a Dio, non alla Chiesa. La sua missione consiste nel predicare, nell'insegnare, nell'interpellare, nel pregare e nell'accompagnare, non nell'assolvere e nel condannare. Quando accoglie qualcuno alla Cena, quando celebra un matrimonio per chiedere a Dio di benedire una coppia, la Chiesa non rilascia un “certificato di buona vita e di buoni costumi”. La sua funzione è un'altra: proclamare che Dio offre la sua grazia e la sua pace a tutti (nessuno è escluso in ragione del suo passato o del suo presente), invitare a porsi sotto lo sguardo di Dio, ad ascoltare la sua Parola, a lasciarsi guidare da lui. La Chiesa è al servizio di Colui che ha detto di non essere venuto per giudicare, ma per salvare.

* André Gounelle, pastore, professore onorario all’Istituto protestante di teologia di Montpellier, è autore di numerosi libri e collaboratore di Évangile et Liberté da 50 anni.


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