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« Scorgo gli uomini,

perché li vedo come alberi che camminano »


Marco 8:24


In questo brano, lontano dagli usi e costumi protestanti, la fede si racconta in termini di sguardo. Vedere gli altri in cammino vuol dire cominciare già a credere. Vedere Gesù in cammino al di là della croce, ecco la fede pasquale che apre l'orizzonte.


Di Jacques Juillard*

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

24 maggio 2016

Che strana immagine, degna degli incubi di un botanico alcolizzato! In questo brano Gesù vuole guarire un cieco con dei gesti discutibili sul piano igienico e terapeutico: comincia infatti sputando sugli occhi dell'infermo. Lo fa a due riprese: la guarigione si fa attendere e deve rimanere segreta. Non è un caso se poco prima Gesù accusa i suoi stessi discepoli di non vedere nulla, il che è come dire che non capiscono nulla: “Avete occhi e non vedete?” (8:18). E poco prima del nostro episodio chiede loro di confessare la loro fede.

E se la fede fosse prima di tutto uno sguardo che va più lontano dell'apparenza, un altro modo di vedere la realtà degli esseri e delle cose? Se la fede fosse un percorso in cui, poco a poco, lo sguardo si apre? Così, questa guarigione laboriosa sarebbe il segno del passaggio progressivo, compiuto dai discepoli, dall'accecamento allo sguardo aperto della fede. Per vivere tale apertura forse bisogna per prima cosa passare per il sogno e l'irrazionale, entrare in quella foresta di segni, di simboli, di miracoli che costellano l'Evangelo. Il Gesù secondo Luca parla perfino di un sicomoro trapiantato nel mare (Luca 17:6) come immagine di fede piuttosto surrealista ma altamente simbolica. Forse è necessario condividere quello sguardo che supera la speranza, che apre delle brecce nel possibile.

Qui la prima tappa, nella quale il cieco comincia a vedere, è dunque quella in cui percepisce “gli uomini [...] come alberi che camminano”. Il falso sguardo che uccide è quello che paralizza gli altri, incasellandoli in casi o categorie, escludendo chi sembra diverso, fermando il tempo. Sono gli occhi degli altri che ci permettono di vivere: se ci paralizzano, noi siamo morti. Cominciare a entrare nello sguardo di Dio significa vedere gli altri in cammino verso qualcosa che forse ignorano, al quale aspirano senza conoscerlo veramente, vedere l'essere umano incompiuto, in divenire. Aprire gli occhi significa cominciare a vedere uomini e donne sulla strada per l'altrove, anche se per noi sono ancora nient'altro che ombre o alberi. È una tappa sul cammino che porta alla chiarezza dello sguardo che apre il futuro, che vede l'altro come mio fratello o mia sorella, che vede in loro, soprattutto, una forza di vita che supera il presente.

Ma chi può pretendere di vedere ogni cosa e ogni essere di questo sguardo d'amore, creatore di vita? Spesso forse rimaniamo allo stadio intermedio, quando da lontano si profilano in controluce degli alberi che camminano, al confine tra sogno e realtà. Avete occhi e non vedete? Vedo, lontani, degli alberi, non ancora delle donne o degli uomini, ma stanno già camminando. Lontana dagli sguardi che fermano il tempo, che bloccano il vento e la speranza, la fede è uno sguardo alterato dalla speranza, che ovunque apre cammini d'avventura al seguito di Gesù, il camminatore dell'amore.

Al di là della croce, dell'umiliazione che tutto paralizza, della morte che tutto arresta, lo sguardo di sogno dei discepoli, in maniere diverse (e il nostro, al loro sequela), l'ha visto camminare ancora davanti a noi. Egli è là, sui nostri sentieri, come se ci precedesse oltre la tomba e aprisse sotto i nostri passi, senza stancarsi, attraverso il tempo e lo spazio, attraverso le terre e i mari, una strada di luce.

 

 

* Jacques Juillard è pastore della Chiesa protestante unita di Francia in pensione, ma conserva persistente il vizio di sviscerare l'insondabile.
I brani biblici sono tratti dalla versione Nuova Riveduta

 


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