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La lotta di classe non avverrà


Di Henri Persoz

Henri Persoz è ingegnere in pensione. Alla fine della sua carriera ha intrapreso gli studi completi di teologia che gli hanno permesso di difendere, ancora meglio di quanto già non facesse, il suo approccio molto liberale al cristianesimo.


 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

2 marzo 2016

Marco 5:21-43; Luca 8:40-56

Due donne in difficoltà si appellano nello stesso momento a Gesù perché le guarisca: una donna esclusa dalla società e la figlia di un ricco notabile. Gesù dovrà scegliere tra le due?

Conosciamo bene il racconto di Gesù che attraversa il lago di Tiberiade e fende la folla per andare a guarire la figlia di Giairo mentre una donna afflitta da emorragie gli tira da dietro la tunica per poter, anch'ella, guarire. Tutto separa queste due donne in difficoltà, pur essendo riunite nello stesso racconto. Probabilmente non si sono mai incontrate. Quella che perde sangue è malata e, secondo la tradizione giudaica dell'epoca, è anche impura perché il sangue perduto in maniera anormale ha qualcosa a che vedere con la morte. Senza dubbio ha molto peccato; è esclusa dalla società, non può più vedere nessuno, tanto meno toccare qualcuno. Inoltre, si è impoverita a causa dei soldi spesi per i medici, che peraltro non l'hanno guarita. Non ne può più di soffrire.

Giairo, al contrario, è capo della sinagoga, presidente del consiglio degli anziani, uomo rispettabilissimo e molto in vista nella regione. È molto pio e appartiene all'élite. Ha dei servitori che si occupano di tutta la sua famiglia. Non esita a rivolgersi a Gesù e a domandargli senza indugi di venire a casa sua, anche se Gesù deve farsi largo tra la folla e rischia di essere travolto. Giairo pensa di essere nelle condizioni di appropriarsi del maestro per qualche ora, di averlo per sé e per sua figlia morente.

L'altra donna, che non ha nemmeno più gli occhi per piangere, non può invitare Gesù da nessuna parte, non può averlo tutto per sé. Non può neanche chiedergli di guardarla. Così, rischia lo scandalo mischiandosi alla folla, inquinandola con la sua impurità, avvicinandosi a Gesù da dietro, senza osare domandargli nulla. A suo modo, anch'ella si impadronisce di Gesù, facendolo ritardare.

Dodici anni che la figlia di Giairo vive nella spensieratezza della gioventù e dodici anni che la donna anziana soffre, perdendo il suo sangue e il suo denaro. Ma sono entrambe vicine alla morte. Il tempo stringe: si ingaggia una lotta contro il tempo. Se, in mezzo alla folla, colei che perde sangue tratterrà troppo a lungo Gesù, l'altra morirà. O l'una o l'altra. Bisogna scegliere. La donna bandita dalla società o la bambina che ha un padre al culmine della scala sociale.

Ma Gesù non sceglie: tutte e due hanno fede in Dio e pongono la loro fiducia in Gesù, che già si è occupato di tanti malati e tanti infelici. Le guarisce tutte e due, le salva. Basta solamente toccare la sua tunica e la donna si sente subito meglio, tanto la sua fede è grande. La ragazzina, che ha avuto il tempo di morire aspettando Gesù, non è più morta quando egli le si avvicina.

La fiducia che salva non dipende dalle contingenze temporali, non è nell'ordine degli incontri. Non corre contro il tempo. Attraversa le classi sociali, si fa beffe dell'impurità, si perde tra la folla, va dall'una e dall'altra. Afferra la povera gente e i notabili, tutti coloro che comprendono che quel Gesù dice il vero quando predica la compassione.


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