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Le religioni resistono


 

Di Serge Soulié

psicoterapeuta e pastore emerito della Chiesa Riformata di Francia.

Tratto dal Blog della Redazione da Évangile et Liberté
25 novembre 2015

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

23 dicembre 2015

Appena fu al potere, Napoleone chiese agli ebrei di conformare le loro abitudini e le loro tradizioni al diritto comune francese. Per questo nel 1807 convocò la corte suprema giudaica, chiamata “gran Sinedrio”. Per soddisfare l'Imperatore, esso dichiarò che la legge divina conteneva delle disposizioni religiose e delle disposizioni politiche. Se, per natura, le prime sono assolute e indipendenti dalle circostanze del momento, le seconde, destinate a governare il popolo d'Israele in Palestina, non sono adatte alla situazione francese e possono venire modificate. Ecco quindi, per esempio, che venne proibita la poligamia e reso obbligatorio il matrimonio di fronte all'ufficiale civile; la Francia divenne la patria che doveva essere servita e difesa.

Oggi alcuni imam propongono qualcosa di molto simile accettando, per quanto riguarda la religione musulmana, che ciò che riguarda la politica e l'etica possa cambiare per corrispondere alla modernità francese. I dogmi e le tradizioni rimangono assoluti e intoccabili: questa è la posizione esposta dall'imam di Bordeaux durante una trasmissione televisiva. Ecco quindi che il filosofo Abdenour Bidar, dopo aver espresso tutta la sua riconoscenza all'imam per il suo spirito di apertura e la sua preoccupazione di adattare l'Islam alle nuove situazioni, gli fece notare che anche i dogmi devono poter evolvere se si vogliono affermare tutti i diritti della coscienza, la quale permette a ciascuno di determinare se stesso.

L'osservazione del filosofo ci sembra molto pertinente. È significativo che il rappresentante della religione cristiana non protestante non abbia ripreso questa osservazione. Possiamo infatti vedere come la Riforma sia stata male accolta proprio perché ha rimesso in discussione i dogmi della Chiesa romana. Tale rimessa in discussione è tutt'ora un vessillo dei protestanti: quando viene loro chiesto cosa li differenzia dai cattolici, essi segnalano il non credere in Maria, il non riconoscimento dell'autorità del Papa e la possibilità di salvarsi fuori dalla Chiesa. Dicono di pensare in autonomia, e tanto peggio se non sempre è vero! In altre parole, essi rifiutano i dogmi stabiliti prima della Riforma.

Il rifiuto dei dogmi in vigore nella Chiesa ha, da una parte, fatto avanzare la cristianità, e dall'altra ha permesso di illuminare il mondo fino ad allora chiuso nel pensiero medievale. La Riforma ha partecipato attivamente alla creazione della modernità. Possiamo constatare, per esempio, la sua influenza sull'economia, come ha mostrato Max Weber. Segnaliamo anche l'apparizione di nuovi concetti come la libertà, l'uguaglianza e la responsabilità. Nel nostro Paese devono molto alla Riforma la Rivoluzione del 1789, il secolo dei Lumi e la laicità.

Possiamo rammaricarci che oggigiorno la Riforma si sia in un certo senso bloccata e che non faccia più andare avanti il mondo. I dogmi e le credenze rimangono ancora un freno per l'evoluzione della società nel suo complesso. La separazione tra Chiesa e Stato non impedisce alla religione di penetrare in quelle menti che cercano una sicurezza nel fondamentalismo, che si rinchiudono in un'etica delle più anguste e coltivano un pensiero che nega la realtà per rifugiarsi nel soprannaturale. L'uomo viene così distolto dalla vita terrestre, che non è più al centro delle sue preoccupazioni, senza dimenticare le superstizioni che si manifestano in margine a tutte le religioni.

Come vuole il filosofo Abdenour Bidar, i dogmi e i riti hanno bisogno di essere ripensati e rinnovati, altrimenti si rischia di tradire la loro vocazione primaria, che è quella di rendere la libertà all'uomo avvicinandolo a Dio. Divengono invece degli idoli, perché Lo sostituiscono. Alienano del tutto l'uomo, condannandolo a parole e gesti ripetitivi. La ragione non anima più la coscienza, che in tal modo non ha più alcun progetto se non obbedire servilmente a chi sembra essere il più forte.

Alcuni non mancheranno di dire che la coscienza ci può condurre molto lontano da ciò che è buono e desiderabile per tutti: è un'osservazione che va ascoltata. Sappiamo tuttavia che le coscienze si armonizzano quando sono libere ed esposte alla ragione e al buon senso naturale, come afferma Rousseau: la comunità diviene così consensuale e serve da guida per il bene di tutti, a condizione che tale comunità non divenga un sistema, né una istituzione, né uno Stato.

Aggiungiamo, per terminare, che rivisitare le tradizioni, rimettere in discussione i dogmi e le credenze, interrogarsi sui riti e le tradizioni permette non soltanto di avvicinare le religioni scendendo così nelle loro fondamenta più profonde – l'amore per il prossimo, il posto dato alla trascendenza, la concezione del divino... - ma anche di cogliere ciò che è comune a tutta l'umanità per scoprire l'universale e l'irrevocabile.

 

 

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