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La pace dei fanatici


 

Di David Meyer

Il rabbino David Meyer è docente di letteratura rabbinica e pensiero giudaico contemporaneo alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e autore di numerose opere.

 

Tratto da Évangile et Liberté
ottobre 2015

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

23 dicembre 2015

Dopo la rielezione di Netanyahu Israele vira sempre più a destra, politicamente e diplomaticamente, ma soprattutto religiosamente! Il fanatismo ebraico guadagna terreno. Recentemente nei telegiornali, per non scioccare l'elettorato religioso, i volti delle donne ministro sono stati resi irriconoscibili. Alle studentesse dei licei viene proibito di portare gli short. Gli ultraortodossi esigono la segregazione dei sessi nei mezzi pubblici. Non c'è più alcun dubbio, il fanatismo ebraico sta diventando progressivamente dominante. Questa mutazione della tradizione giudaica potrebbe portare con sé, paradossalmente, i germi di una possibile intesa tra Israele e i suoi vicini più radicali. Sul piano dei valori, l'islamismo dei più veementi imam arruffapopoli è così diverso dal giudaismo radicale di una ultraortodossia sempre più “ultra”? L'affinità creata da un pensiero fanatico, che si articola attorno ai medesimi impulsi religiosi, può mutarsi in pace politica tra i popoli? Una follia comune può costruire la pace? E a quale prezzo?

Queste domande rimandano a uno dei celebri racconti di Rabbi Nachman di Breslav, nel quale un re convoca il suo consigliere per confidargli la sua angoscia: “Ho letto nelle stelle che tutti coloro che mangeranno del raccolto saranno colpiti dalla follia. Che fare?”. In assenza di soluzioni ragionevoli, il re si rifiuta di rimanere lucido in mezzo a un popolo che non lo è più. In un mondo in delirio, non serve a nulla osservare dal di fuori: propone così al suo consigliere di entrare nella follia collettiva. Tuttavia, aggiunge il re, “preserveremo un riflesso della nostra attuale salute mentale. Incidiamo sulla nostra fronte il segno della follia. Ogni volta che ci guarderemo sapremo, tu e io, che siamo pazzi”.

Se per caso le folli derive fanatiche giudaiche e islamiche giungessero a riavvicinare gli ebrei e i musulmani della regione, forse diventerà urgente creare un “segno della follia” di modo che, se arrivassimo anche noi ad affondare nelle loro follie, possa persistere una speranza di decenza religiosa, oltre la pace dei fanatici.

 

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