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Parola per parola :


Testamento


 


Di Louis Pernot

Louis Pernot è pastore della Chiesa protestante unita di Francia a Parigi
e insegna all’Istituto protestante di teologia nella medesima città

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

15 novembre 2015

Noi parliamo dei Testamenti, l'Antico e il Nuovo, ma questa parola rimane totalmente oscura per la maggior parte dei nostri contemporanei. Per noi, un testamento è quello che si scrive per dire cosa si lascerà agli eredi dopo la nostra morte. Ma qui? Chi è morto? Certamente non Dio. Cristo è morto, almeno per il Nuovo Testamento, dove Egli infatti ci dona il suo Spirito e molte altre cose, secondo la sua promessa. Ma per l'Antico?

Bisogna capire che questa parola è semplicemente un termine latino che si è trascurato di tradurre in italiano: le vecchie versioni latine recitavano “Testamentum”: senza porsi molte domande, ecco il “testamento” delle versioni italiane. “Testamentum” in latino vuol dire in effetti “testamento”, ma qui non ha questo significato. Sono i traduttori latini della Bibbia che hanno scelto questa parola, non nel suo significato abituale, per tradurre il greco “diathekè”, a sua volta traduzione dell'ebraico “bessorah”, che significa “alleanza”. Non si tratta quindi di un “nuovo testamento” ma di una “nuova alleanza”. L'antica Alleanza è quella di Mosè. Il contratto è semplice, è stipulato tra il popolo di Israele e Dio: Dio si impegna a prendersi cura del suo popolo, e questo deve rispettare la Legge. Basta che il popolo disobbedisca per rompere l'alleanza: a quel punto Dio non ha più nessun obbligo.

Gesù compie un'autentica rivoluzione. Egli propone una “nuova alleanza”: un nuovo modello relazionale tra Dio e l'uomo. La relazione non è più collettiva, con un popolo, bensì individuale, con ciascuno e ciascuna di noi, e non è più un'alleanza fondata sull'obbedienza a una legge, bensì un'alleanza di grazia. Dio si impegna in maniera incondizionata ad amarci e a donarci tutto: sta a noi accettare la grazia con azioni di grazie.

 

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