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Vento di Riforma nell'islam

 


Di Jean-Marie de Bourqueney*

 

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

15 novembre 2015

“No, l'islam non è votato all'oscurantismo!”. Queste parole forti hanno introdotto una tribuna apparsa su Le Point il 21 aprile 2015, intitolata “Appello alla riforma” e firmata da cinque pensatori musulmani: Ghaleb Bencheikh, Adnan Ibrahim, Asma Lamrabet, Mohamed Bajrafil e Félix Marquardt, cofondatori del Forum mondiale per una riforma islamica (Al-Kawakibi. Com), la cui prima riunione avrà luogo a Parigi nel 2016.

Constatando la terribile deriva nell'immagine e nella realtà dell'islam contemporaneo, che viene associato a una sorta di “arcaismo”, essi vogliono andare più in là, invitando l'islam nel suo insieme a cessare di “riprodurre idee obsolete”. Tra queste ultime, la disuguaglianza tra uomini e donne è severamente criticata dagli autori, che ci ricordano anche la storia delle origini dell'islam nel VII secolo: “Il conservatorismo che oggi viene associato all'islam risale in realtà, in parte, ai costumi beduini preislamici che il profeta Muhammad ha passato la vita ad affrontare, ma anche alle culture locali considerate, a torto, parte integrante della religione islamica. Al contrario, ciò che caratterizza la rivelazione coranica è proprio il suo carattere innovativo, il suo soffio spirituale, etico ed epico, che in verità ha poco a che fare con le norme e le prescrizioni”. I firmatari propongono di riallacciare i contatti con questo dinamismo originario e ritrovare uno spirito creativo, aperto alle evoluzioni e ai progressi del nostro tempo, per esempio relativizzando i problemi di alimentazione e abbigliamento, oggi centrali e talvolta ossessivi. Essi lanciano un “appello alla conoscenza” e affermano con forza una forma di umanesimo basato sulla libertà, che deve passare attraverso l'incoraggiamento al dialogo e la conoscenza oggettiva delle altre religioni. L'appello termina con l'affermazione: “Il cammino sarà lungo, ma la nostra determinazione non avrà cedimenti”.

Questo discorso, coraggioso nella forma e nella volontà di ritornare alla dinamica originaria dei testi, mi fa ovviamente venire in mente un'altra “Riforma” del XVI secolo. Ogni religione deve essere capace di ripensarsi. Un bell'appello, che risuona dentro tutti noi!

* Jean-Marie de Bourqueney è pastore della Chiesa Protestante Unita a Parigi-Batignolles. Partecipa alla redazione e alla direzione di Évangile et Liberté. Si interessa soprattutto di dialogo interreligioso e teologia del processo.

 

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