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Storia dei Valdesi

 

 

Giacomo Tessaro

1 settembre 2014

I Valdesi attuali prendono il loro nome da Valdo di Lione (vedi il testo in altra parte di questo sito), un mercante che, a seguito della lettura del Vangelo e della sua decisione di fondare un gruppo che praticasse la povertà e si dedicasse alla predicazione, è considerato come il primo dei Riformatori. Osteggiato fin da subito dalle autorità ecclesiastiche, il gruppo di Valdo si disperse nelle campagne di Lione ma si riorganizzò e si diede alla predicazione itinerante e clandestina. Nella sua sete di predicare il Vangelo i seguaci di Valdo delle generazioni successive si spinsero oltre le Alpi; si diffusero in tutta l'Italia Settentrionale, dove fondarono molte colonie anche nelle grandi città, e alcuni si spinsero anche nell'Italia Meridionale. Nonostante la repressione cattolica, il movimento si radica soprattutto in Lombardia, dove fondano delle comunità dove si prega, si predica, si insegna l'Evangelo e ci si sostiene vicendevolmente. I Valdesi fondano dei nuclei anche nelle vallate alpine vicino a Pinerolo, dove si rifugiano per scampare alle persecuzioni; l'Inquisizione infatti è sempre all'erta, pronta a punire non solo i Valdesi, ma tutti i gruppi ereticali che nascono e si diffondono in Europa tra il XIII e il XV secolo. Nel XV secolo appunto i Savoia del Piemonte organizzano crudeli persecuzioni; i Valdesi si ritirano nei loro rifugi alpini delle Alpi Cozie e in Calabria, a Guardia Piemontese, dove però nel 1561 vengono completamente sterminati. Nelle vallate piemontesi i nuclei valdesi oscillano tra periodi di persecuzione e momenti di tranquillità, fino a che arriva il terremoto della Riforma: i Valdesi chiedono consiglio a Lutero, che già ha sentito parlare di loro e li considera come suoi precursori, e dopo molti dibattiti nel 1532, durante il Sinodo di Chanforan, il movimento aderisce alla Riforma. Poco a poco la struttura ereditata dal Medioevo, come le comuni e i predicatori itineranti (i “barba”, termine che in piemontese significa “zii” e che servirà a designarli nell'uso popolare fino al '900), viene abbandonata; i Valdesi si asserragliano nelle loro valli, approfondiscono i rapporti con i protestanti europei e badano a difendersi dalle persecuzioni dei Savoia e dei confinanti francesi, con alterne vicende; a volte i Valdesi riusciranno a tenere testa ai soldati dei due re grazie alle loro tattiche di guerriglia, a volte dovranno cedere e venire uccisi in massa oppure emigrare. I protestanti europei riconosceranno in loro dei precursori, li ammireranno in quanto minoranza evangelica in un paese fortemente segnato dalla Chiesa Cattolica e dalla sua Inquisizione e li prenderanno a cuore nei loro momenti di più acuta crisi come nelle loro difficoltà materiali; i pastori valdesi, fino all'Emancipazione e anche dopo, studieranno in Svizzera, dalla Svizzera e dalla Gran Bretagna verranno evangelisti e altri personaggi a visitare le Valli Valdesi e portarvi il conforto e la simpatia dei protestanti degli altri paesi, come il colonnello inglese Charles Beckwith, che tanto farà durante il XIX secolo per risollevare le condizioni di vita delle Valli e mandare, dopo l'Emancipazione del 1848, i Valdesi alla conquista del Piemonte e poi dell'Italia unita: “O sarete missionari o non sarete nulla”. Nel 1848 appunto, il 17 febbraio, dopo secoli di persecuzione prima e di emarginazione del loro “ghetto alpino” poi, il re Carlo Alberto di Savoia concede i diritti civili e politici ai Valdesi, e dopo qualche giorno anche agli Ebrei. Per i fieri valligiani protestanti si apre un nuovo capitolo che li vedrà girare l'Italia portando Bibbie e predicando la parola di Dio a un popolo che nulla sa dell'Evangelo. I risultati sono inferiori alle attese, ma i Valdesi riescono a radicarsi, con piccole comunità, nei maggiori centri italiani e in piccole località di provincia, al Sud come al Nord. Pur richiamando nel nome Valdo di Lione, i Valdesi rimangono uniti al protestantesimo europeo e mondiale attraverso scambi, visite e viaggi che tengono in contatto la piccola minoranza riformata (che nel 1979 ha ufficialmente assorbito la Chiesa Metodista e che negli anni ha tessuto legami sempre più stretti con i Battisti) con le sorelle e i fratelli protestanti di diversi paesi. A partire dagli anni '90 si è assistito in Italia a una massiccia immigrazione di evangelici stranieri; molti di essi fondano Chiese e comunità legate al paese e alla lingua d'origine; la Chiesa Valdese dal canto suo, con un programma che verrà poi definito “Essere Chiesa insieme”, sceglie di integrare quanti più stranieri Riformati e Metodisti possibile nelle sue comunità. Molte di queste comunità preesistenti conoscono una nuova fioritura, altre diventano bilingui, altre ancora mantengono la lingua e la composizione etnica d'origine pur essendo integrate nella struttura della Chiesa. Pur essendo una presenza pluricentenaria, i Valdesi sono ancora oggi poco conosciuti dalla popolazione italiana, che li confonde spesso con gruppi che nulla hanno a che fare con loro; segno della scarsa mentalità pluralista che, in materia di religione, vige in Italia.

 

 

 

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