Protestants dans la Ville

Page d'accueil    Liens    

 

Gilles Castelnau

Images et spiritualité

Libres opinions

Spiritualité

Dialogue interreligieux

Hébreu biblique

Généalogie

 

Claudine Castelnau

Nouvelles

Articles

Émissions de radio

Généalogie

 

Libéralisme théologique

Des pasteurs

Des laïcs

 

Roger Parmentier

Articles

La Bible « actualisée »

 

Réseau libéral anglophone

Renseignements

John S. Spong

 

JULIAN MELLADO

Textos en español

Textes en français

 

Giacomo Tessaro

Testi italiani

Textes en français

Giacomo Tessaro > Testi italiani

.

 

 

Mosè, Faraone e il volere di Dio

 

Matteo 20:1-16; I Corinzi 9:24-27; Romani 9:14-24

 

 

Giacomo Tessaro

1 giugno 2014

Sorelle e fratelli

ci siamo trovati tutti nella situazione di dover difendere la nostra fede di fronte non tanto a chi professa un'altra religione, quanto piuttosto a chi non ha fede: nell'epoca che stiamo vivendo, penso sia molto più comune: la tolleranza tra le fedi ha fatto passi avanti, ma le diatribe tra credenti e non credenti si fanno sempre più aspre. Forse ci siamo chiesti, di fronte alle persone non credenti, come mai dimostrino tale acredine, o indifferenza, di fronte non solo al concetto di Dio, ma anche all'annuncio del suo amore e all'insegnamento di Gesù, che su tale amore si basa in modo eminente. Forse ci siamo chiesti come mai Dio sembra essere così distante e sconosciuto ai non credenti. La nostra comune figliolanza in Dio è, per così dire, un dato acquisito tra la maggior parte dei cristiani del giorno d'oggi: il rifiuto dell'altro che ha una fede diversa non è completamente superato, ma non è più scontato come nei secoli scorsi. Se Dio è padre e madre di tutti, perché molti lo rifiutano o, cosa molto comune, ostentano una indifferenza velata di condiscendenza? Il calvinismo classico, ovvero la dottrina che risale a Giovanni Calvino e ai molti teologi, anche contemporanei, che l'hanno approfondita, ha risolto la questione con la dottrina della doppia predestinazione: Dio, nella sua infinita maestà e nel suo volere sovrano, che non deve rendere conto a nessuno, ha predestinato, fin dalla fondazione del mondo, ogni singolo essere umano alla salvezza o alla dannazione dopo la morte; si salva chi crede e fa parte della Chiesa cosiddetta invisibile (l'insieme dei credenti in Cristo, a prescindere dall'appartenenza a una data comunità), ma il fatto di credere e di aderire a Cristo Salvatore non dipende da noi, ma da Dio che ci ha scelti molto prima della nostra nascita. Questa dottrina al giorno d'oggi non riscuote più molto consenso: immaginiamo di considerare i non credenti che abbiamo davanti, quelli con cui passiamo del tempo, che incontriamo nelle nostre attività quotidiane, destinati al fuoco infernale: magari sono persone con cui abbiamo condiviso molto, che ci sono care: come accettare che io, magari meno meritevole di loro, possa essere salvato e loro no, per un atto che alla sensibilità odierna pare capriccioso e incomprensibile? Tale dottrina nasce nel pieno dei conflitti che nel XVI secolo oppongono protestanti e cattolici e viene poi approfondita sempre in senso polemico contro la Chiesa di Roma, che cerca di riconquistare il terreno perduto nei travagli della Riforma. I concetti della teologia devono essere ripensati e rielaborati a ogni generazione, specialmente in un'epoca come la nostra, piena di cambiamenti velocissimi. Dobbiamo però tenere fermi alcuni punti, essenziali alla fede cristiana e non solo: per esempio, che Dio è sovranamente libero e che ha un progetto da realizzare, un progetto diretto da lui ma per il quale la nostra collaborazione è indispensabile.

 

Faraone, esempio della volontà sovrana di Dio

In Esodo, nel capitolo 9, leggiamo che Dio vuole far partire gli Ebrei dall'Egitto, e per questo incarica Mosè, che diventa il suo collaboratore principale. Faraone, il re dell'Egitto, si oppone al progetto, e per questo Dio invia dei duri castighi a tutto il popolo egiziano. Attraverso il portavoce Mosè, Dio avverte ogni volta Faraone di obbedire e lasciar andare gli Israeliti. Faraone indurisce sempre di più il suo cuore, ovvero è sempre più cocciuto e, potremmo dire, per ripicca si rifiuta di aderire all'ordine di Dio. Il fatto strano però è che è Dio stesso che suscita in Faraone il rifiuto verso di lui, che indurisce il suo cuore. Più avanti, Faraone e tutte le sue truppe annegheranno nel Mar delle Canne perché Dio richiude le acque su di loro dopo aver fatto passare gli Israeliti. Sembra quindi che Dio giochi con Faraone e con tutto l'Egitto, prima mandando le dieci piaghe e poi annegando il suo re, lo stesso re che Dio ha reso sordo agli avvertimenti di Mosè. Per capire l'episodio bisogna considerare il suo simbolismo, cosa il racconto vuole dirci al di là della lettera della narrazione. Qui Dio può sembrare crudele e cinico ma l'autore biblico, con il suo racconto, vuole dirci che Dio intende “mostrare in te (Faraone) la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato per tutta la terra”, come ricorda anche Paolo nella passo di Romani che abbiamo letto. Dio intende fare una grande cosa con Israele, il suo popolo: vuole mostrare il suo amore per un popolo schiavo, privo di una terra, che viene liberato nonostante l'opposizione dei carcerieri. Il tutto ovviamente con il linguaggio del tempo, che non esitava a mostrare il volto inquietante di Dio, quello che molto spesso sfugge alla sensibilità odierna anche troppo buonista: Faraone e i suoi devono perire perché Israele sia liberato perché se Faraone avesse acconsentito volentieri (cosa del resto improbabile per un despota) il potere e l'amore di Dio per il suo popolo, che per l'autore biblico si confondono, non sarebbero stati messi in piena luce.

 

La grazia oltre i meriti e i demeriti

Con un linguaggio diverso, anche Gesù vuole mettere in evidenza l'indipendenza di Dio dai giudizi umani: a chi ha lavorato appena un'ora nella vigna, il padrone dà lo stesso salario di chi ha faticato duramente sotto il sole cocente. ”Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione” dice Dio a Mosè: la grazia di Dio è un dono che non sopporta di essere sottoposto al giudizio umano dell'opportunità, del pragmatismo, delle convenzioni: quanti ancora oggi si possono scandalizzare del salario dato a chi ha lavorato appena un'ora, dopo una giornata passata in piazza? La grazia, il fatto che alcune persone abbiano trovato la fede e siano consapevoli di questa grazia è una pietra d'inciampo per i credenti stessi: perché io sento così forte l'amore di Dio pur essendo così peccatore e mia moglie, mio marito no, pur essendo migliore di me? Quante volte abbiamo pensato che i non credenti sono molto migliori dei cristiani? Ma Dio vuole mostrarci come la Sua grazia oltrepassi i nostri meriti e demeriti: anche la pietra che i costruttori scarterebbero, anzi, soprattutto quella secondo l'Evangelo, può diventare lo strumento di cui Dio si serve per esprimere il suo amore, come avanguardia in un mondo che la grazia non la capisce o la rifiuta, che contesta il salario invece di gioire per la sorella o il fratello su cui la grazia sovrabbonda. Dio evidentemente non si piega a logiche utilitaristiche: come fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, così si serve di persone non degne sul metro umano, a cui ha affidato i piani del suo progetto. Amen

Amen

 

 

Retour vers Giacomo Tessaro

 

haut de la page

 

 

Les internautes qui souhaitent être directement informés des nouveautés publiées sur ce site
peuvent envoyer un e-mail à l'adresse que voici : Gilles Castelnau
Ils recevront alors, deux fois par mois, le lien « nouveautés »
Ce service est gratuit. Les adresses e-mail ne seront jamais communiquées à quiconque.