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Il mandato di Gesù

e le opere potenti

 

Salmo 98; 1 Pietro 3:15b; Marco 16:15-20

 

 

Giacomo Tessaro

1 giugno 2014

Sorelle e fratelli

Noi abbiamo tutti qualcosa in comune: a un certo punto della nostra vita abbiamo incontrato l'Evangelo di Gesù Cristo. Abbiamo preso sul serio il messaggio che ci è stato presentato dai pastori che abbiamo incontrato, dai nostri famigliari e da altre persone. Una scelta decisamente controcorrente, di questi tempi. Una scelta che implica la frequentazione del culto, la preghiera personale, la lode a Dio: “Cantate al SIGNORE un cantico nuovo... Acclamate il SIGNORE, abitanti di tutta la terra, date in canti di gioia e di lode, salmeggiate al SIGNORE con la cetra, con la cetra e la voce del canto” dice il Salmo 98 che abbiamo ascoltato poco fa. Cantare al Signore, come facciamo noi ogni volta che ci riuniamo, esprimere la nostra gioia di sentirci figlie e figli di Dio, come fa ogni chiesa, ogni comunità cristiana in giro per il mondo; non solo ci esprimiamo con il linguaggio musicale, che è un modo di esprimersi fondamentale per l'essere umano, ma lo facciamo contemporaneamente ai cristiani di tutto il mondo, ed è Dio stesso che ce lo chiede. Il passo del Vangelo di oggi però ci dice un'altra cosa, ci dà un altro mandato oltre a quello di esprimere la nostra fede con la preghiera, la riunione e il canto. Nelle ultime righe del Vangelo di Marco il Cristo risorto ordina ai discepoli di andare per il mondo a predicare l'Evangelo a ogni creatura. È un mandato che, più che impegnativo, a noi cristiani del XXI secolo che vivono nel Nord del mondo, sembra quasi impossibile, tanto impossibile che forse tendiamo a non prenderlo nemmeno sul serio, pensando che impegnarsi nella propria chiesa, nella propria comunità locale sia più che sufficiente per vivere una vita pienamente cristiana; la diffusione dell'Evangelo in ogni angolo del mondo lo riserviamo ai missionari, a coloro che hanno ricevuto una vocazione speciale per operare in Paesi spesso poveri o in cui è difficile predicare; per fare il missionario, così pensiamo, ci vuole un carattere tutto d'un pezzo e una enorme fede, non è una cosa che il cristiano normale fa a cuor leggero.

 

La “chiusa” del vangelo di Marco

Gli ultimi versetti del Vangelo di Marco non fanno parte della stesura originale, sono stati aggiunti più tardi da un redattore ignoto, come del resto è ignoto l'autore del Vangelo stesso. Nella sua forma originale il Vangelo si conclude con la scoperta della tomba vuota. Ma, se qualcuno della prima o della seconda generazione di cristiani ha aggiunto queste righe, è perché ha voluto farci sapere come questi cristiani così vicini all'epoca di Gesù intendevano il loro ruolo nel mondo. La prima cosa che hanno fatto dire a Gesù è “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura”. Non possiamo non confrontare questo appello che ci viene dai nostri primi fratelli con la situazione della maggior parte dei cristiani dell'Europa e del Nord del mondo in generale. Già non facciamo molto per condividere la nostra fede con chi ci sta vicino; l'appello di andare per tutto il mondo suona piuttosto improbabile. Magari abbiamo letto di intere popolazioni convertite all'Evangelo in Paesi lontani, noi invece siamo nati in un Paese quasi totalmente cristiano, anche se unirsi alla Chiesa Valdese e Metodista non è affatto scontato, e proprio per questo l'invito a predicare l'Evangelo dovrebbe risuonare alto e forte. Ho appena detto che viviamo in un Paese cristiano; devo aggiungere però “cristiano più che altro di nome”, infatti la fede cristiana ha perso da decenni il suo mordente sull'Europeo medio, che si trova spesso scristianizzato, non sa bene cosa sia la fede cristiana che gli sembra qualcosa di esotico, e però prova verso la fede e verso Cristo una certa avversione e un certo rancore.

 

Questi sono i segni...

Ecco quello che dice Gesù nel secondo versetto che abbiamo letto: “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato”. Qui si mette l'accento sulla fede, che viene considerata una forza prodigiosa che anima il cristiano, che gli fa compiere delle opere non comuni: più avanti leggiamo “Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio scacceranno i demòni; parleranno in lingue nuove; prenderanno in mano dei serpenti; anche se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno”. Il meno che possiamo dire è che la fede si accompagna a segni potenti, che fa compiere cose negate alle persone normali. Oggi abbiamo molta difficoltà a credere a tali segni, soprattutto noi riformati; lo scacciare i demòni ci sembra una cosa tipicamente cattolica, mentre il “parlare in lingue nuove” ci richiama alla mente delle forme di culto di altre Chiese, come quelle pentecostali, che consideriamo molto lontane dal nostro modo di fare.

 

Cristo, direzione per la vita

Soffermiamoci su questi versetti. Chi non ha incontrato la fede cristiana forse può incontrare altri sistemi, altre religioni che diano un senso alla sua vita, in un'epoca affamata di senso; tuttavia conosciamo tutti delle persone smarrite, prive di direzione, che non conoscono né Cristo né il senso della vita che in Cristo noi abbiamo scoperto, o se non le conosciamo personalmente, comunque vivono tra noi e non è difficile scoprirle. Possiamo vedere come molte di queste persone si sentono perdute anche perché non conoscono nulla di Cristo, non conoscono quello che Cristo può offrire loro e sono condannate spesso a non poter sapere nulla di lui perché nessuno attorno a loro ne parla, oppure lo fa in maniera superficiale o comunque difettosa. Chi crede, chi ha fatto pubblica professione della propria fede con il battesimo o con altri segni e quindi è un cristiano a tutti gli effetti, può fare molto per queste persone, come scacciare i demòni, proprio come faceva Gesù, anche se noi oggi dobbiamo intendere questo in maniera diversa da come lo praticavano Gesù e i primi cristiani. Cosa può voler dire, per noi, “scacciare i demòni”? Abbiamo appena parlato delle persone disperate che vivono attorno a noi; il demone della disperazione è certamente uno dei più temibili e uno dei più diffusi attorno a noi; scacciare questo demone dalle persone che incontriamo è un compito, un mandato che si presenta come imperativo ai cristiani di oggi, per ripetere nella propria vita ciò che Gesù ha compiuto durante tutta la sua missione terrena. Ci sono molti altri demòni che assillano la vita della gente, alcuni richiedono competenze specifiche, ma noi come cristiani dobbiamo dare il nostro contributo ovunque sia possibile, seguendo l'esempio del nostro Maestro, che dice, secondo la chiusa del Vangelo di Marco, “[i miei discepoli] imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno”; certo non dobbiamo aspettarci guarigioni miracolose, anche se queste a volte accadono grazie alla forza della fede del malato, senza nessun intervento soprannaturale, ma nostro dovere, per come lo leggiamo qui, è assistere chi è malato nel fisico e prostrato nell'animo, pregando per lei o lui e assistendolo secondo il mandato di Gesù, senza imporre la nostra fede se la persona non è credente; per questo il ministero delle visite ospedaliere è così importante, anche se purtroppo non in tutti i luoghi si può organizzare. Questo si collega a un'altra caratteristica di chi è stato battezzato ed è stato salvato grazie alla sua fede, cioè il “parlare in lingue nuove”. Non tutti possiamo frequentare dei corsi di lingue straniere e metterci seriamente a studiarle, né forse possiamo stravolgere la nostra tradizione di riformati mettendoci a parlare in lingue durante i nostri culti; possiamo però, e Gesù ci invita espressamente a farlo, trovare nuovi modi di esprimere la nostra fede, nuovi linguaggi e nuovi mezzi per annunciare l'Evangelo che tutti noi, come discepoli di Gesù, siamo chiamati a testimoniare in parole e in opere. Le parole devono essere nuove e varie per raggiungere le persone più svariate, le opere devono essere coerenti e potenti: “il Signore operava con loro confermando la Parola con i segni che l'accompagnavano”, leggiamo nell'ultimo versetto di Marco; ogniqualvolta operiamo nel nome di Dio con linguaggi nuovi e opere potenti, il Signore opera con noi e conferma nel cuore di chi ci sta di fronte la Parola che noi annunciamo.

 

Non abbiamo nulla da temere

Non dobbiamo avere paura di prendere in mano serpenti e di bere veleni, non dobbiamo temere nulla dal mondo se operiamo nel nome di Dio con la potenza di Gesù Cristo. Andiamo pure a predicare e operare, senza temere di fare prodigi e di parlare lingue che non tutti comprenderanno, ma che lasceranno un segno in chi è in grado di capirle, seguendo il mandato del nostro Signore Gesù Cristo.

Amen

 

 

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